Di Natale più Scuffet Udinese, i conti tornano

Antonio Di Natale

Scusate il ritardo, sembra dire il dolente Guidolin, anche se la quota salvezza è sempre più vicina. E fa capire: l’Udinese doveva arrivarci un mese fa. Ma così vanno le cose quest’anno, un campionato senza acuti, un obiettivo ottenuto senza grande entusiasmo. Se non ci fossero loro due: il giovane e il vecchio, Scuffet e Di Natale, quasi vent’anni di differenza. Il primo para tutto, il secondo segna e toccando quota 186 (10° di sempre) arriva a due gol da Signori e Del Piero tra i marcatori di ogni tempo in A a girone unico. Basta affidarsi a due generazioni calcistiche per sentirsi al sicuro. Il povero Catania è invece attraversato da pensieri molto più tristi. Ultimo posto, retrocessione quasi inevitabile e numeri terribili che sanno di sentenza anticipata: solo due pari in trasferta (ultima vittoria, 16 febbraio 2013), un punto nelle ultime 7 gare.

Svogliata Eppure l’Udinese del primo tempo è svogliata, quasi avesse la pancia piena. E lo stesso Guidolin riconosce il brutto spettacolo. Invece di aggredire, aspetta. Invece di fare la partita, la subisce. Non è questione di modulo, il solito 3-5-1-1 con Nico Lopez preferito inizialmente a Fernandes come spalla per Di Natale. Poi Basta, tornato sulla destra, che subisce la doppia marcatura di Monzon e Rinaudo e per questo fatica a spingere sulla destra. Risultato: sulla fascia non c’è gioco e Nico Lopez, che ha voglia di mostrare quanto vale, finisce con lo sbagliare troppo lasciando isolato Totò. E poi al centro Allan non riesce a imporsi e chiude con uno scialbo pareggio il duello contro Lodi mentre Pinzi, che a San Siro non aveva giocato, non riesce a dargli il giusto sostegno. Per capirci: Udinese per mezz’ora nel vuoto pneumatico.

Reattiva Poi si sveglia: Di Natale non sfrutta il gentile regalo di Gyomber e sbatte due volte contro Andujar. E Nico Lopez, subito dopo, fa ancora peggio, sciupando l’azione più bella del primo tempo. La vera svolta con il cambio di modulo: dal 3-5-1-1 al 4-2-3-1 con Gabriel Silva che scala a terzino sinistro, Pinzi-Allan mediani, tre giocatori di qualità dietro Di Natale. Ma la svolta arriva con il gol liberatorio: perfetto assist dalla destra di Pereyra, i centrali del Catania si addormentano, Totò s’inginocchia, ma non ha bisogno di pregare perché è solo davanti ad Andujar.

Disastrato Eppure il Catania visto ieri non merita la classifica che ha: Maran ha impostato una squadra che mostra comunque un’idea di gioco, che cerca la costruzione e non la distruzione. Il modulo, del resto, lascia capire che i propositi per fare la partita e vincerla c’erano. Il 4-3-3 ha funzionato per quasi un tempo, poi ha ceduto, quasi di schianto, sotto il peso dei soliti difetti strutturali: la squadra segna pochissimo (terzo peggior attacco del campionato) e sbanda troppo in difesa, la più battuta. E così tutto il resto, la pazienza di Lodi, gli scambi in velocità dei due esterni del tridente, la spinta di Monzon, passano in secondo piano. Incassato il gol, il Catania ha avuto una discreta reazione, ha schiacciato l’Udinese nella sua metà campo e sbattuto contro il talento di Scuffet. Ultimo posto e numeri terribili. Contro l’Udinese non avrebbe meritato di perdere: una magra consolazione…

La Gazzetta dello Sport