Di Battista lascia la moto ed entra in tv, Di Maio prova a scendere dalla graticola

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Non più in maglietta o felpa, bensì in giacca e cravatta. Alessandro Di Battista lascia la moto, con cui ha percorso quattromila chilometri per dire “no” al referendum, e ricompare in tv su La7. Termina di parlare e su Rai3 comincia il suo collega del Direttorio Luigi Di Maio. Il Movimento 5 Stelle torna davanti alle telecamere per uscire dall’angolo dopo il caos Roma e lo fa in prima serata mandando quelle che tra i grillini venivano considerate le due punte di diamante, i gemelli del gol mediatico, ma la scena ora non è più quella di un tempo. Di Maio, che prima si presentava da leader in pectore e candidato premier, adesso appare nervoso mentre prova a scendere dalla graticola: “Ho sbagliato, noi M5S siamo i primi a metterci in discussione”. Sull’altro canale Di Battista è più rilassato e costretto per diverse volte a dover prendere le difese dell’ “amico Luigi”, reo di non aver comunicato a nessuno di essere a conoscenza dell’iscrizione dell’assessore capitolino Paola Muraro nel registro degli indagati. “Non c’è nessuna lotta di potere tra noi”, dice Di Battista: “A Roma abbiamo fatto degli errori, ma credo che Luigi abbia delle qualità che, per esempio, io non ho. Ha le qualità del candidato premier”.

Eppure la giornata di Di Maio non è stata delle migliori. Cammina nervoso in Transatlantico a Montecitorio, scrive un post su Facebook per attaccare Renzi ma scivola in un errore: “Il premier è come Pinochet in Venezuela” e non in Cile. La gaffe non passa inosservata, tanto che la Casaleggio associati da Milano chiama Roma per lamentarsi di questo nuovo assist offerto al Pd. Con questa pressione addosso, che si somma a quella dell’ultima settimana, Di Maio si presenta in video e prova a farsi vedere determinato nonostante tutto: “Sono stati giorni delicati, ma M5S ha già affrontato altre volte difficoltà e ne è uscito sempre alla grande. Se non riesci in un modo correggi la rotta”. E infatti la rotta è stata corretta o comunque cambiata, e lo si apprende proprio dalle parole di Di Battista e Di Maio. Il primo a proposito la Raggi dice: “Oggi il sindaco Di Roma è del tutto autonomo, a lei oneri e onori”. Il secondo addirittura osserva: “Cosa dico a Raggi? In bocca al lupo e buon lavoro. Non la sento da cinque giorni”. Gestire la Capitale e tenerla sotto osservazione, insomma, non è più compito del Direttorio e neanche di Di Maio, nonostante sia responsabile Enti locali. E poi ancora: “Olimpiadi? Deve decidere il sindaco, si prenda i suoi tempi”. Nessuno, tra i cinque stelle, si azzarda a mettere bocca ormai da giorni sulle vicende capitoline. Ci pensa Beppe Grillo direttamente. È stato dimostrato infatti che il rischio di bruciarsi è troppo alto. Solo Di Battista osserva difendendo ancora Di Maio: “Un errore non dire subito” delle indagine su Muraro “non dobbiamo più commetterlo e questo errore serve a farci crescere”. Ma poi aggiunge: “Se mi fossi preso quelle grandi responsabilità che si è preso Luigi, forse sarei uscito ammaccato anche io”.

Ad essere ammaccato, al momento, sembra essere tutto il Movimento. Deputati e senatori si sentono spaesati in questo brusco rientro dalle vacanze. Le riunioni si susseguono per spiegare loro cosa sia successo e quali le novità in vista. Tuttavia non è ancora chiaro come Grillo intenda riorganizzare la struttura 5Stelle. Di Battista sostiene che il Direttorio sarà allargato a breve, mentre Di Maio parla di una “non struttura”, che non sarà “una struttura tradizionale”. Intanto però i senatori, soprattutto, scalpitano. Alcuni di loro hanno avuto il via libera per andare in tv, ma non gli basta. Appena un giorno fa, Di Maio è stato “processato” dai senatori riuniti e adesso Di Battista getta ancora acqua sul fuoco: “Questa storia delle lotte di potere tra di noi è assolutamente inesistente”. Ma non tutti sono convinti che sia così.

L’Huffington Post