Delitto Yara, ergastolo per Bossetti

YARA

Dopo dieci ore di camera di consiglio dura meno di 4 minuti la lettura della sentenza che alle 20.35 condanna Massimo Bossetti alla pena dell’ergastolo, ritenendolo responsabile del reato di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa della vittima e dalle crudeltà e dalle sevizie. Bossetti dovrà risarcire anche un milione di euro alle parti civili rappresentate dai genitori e dai fratelli e sorelle di Yara. Inoltre la Corte d’Assise ha stabilito l’interdizione legale dell’intera durata della pena e la sospensione della potestà genitoriale, in relazione ai suoi tre figli, ancora minorenni.

Bossetti, viene assolto dal reato di calunnia, cioè dall’aver accusato del delitto un suo compagno di lavoro, «perchè il fatto non sussiste». Massimo Bossetti ha assistito impietrito alla lettura della sentenza e ha alzato gli occhi al cielo quando è stata pronunciata la parola «ergastolo». «Non è giusto, è una mazzata, avevo fiducia nella giustizia. Non è possibile, è allucinante, non sono stato io». Così ha reagito, ribadendo per l’ennesima volta la sua innocenza. Lo hanno spiegato i suoi legali, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini. In aula era presente anche la moglie Marita Comi che si è allontanata poi con gli avvocati.

I giudici non hanno applicato l’isolamento diurno per sei mesi, unitamente all’ergastolo, come chiesto, invece, dal pm Letizia Ruggeri. La condanna per Bossetti arriva dopo circa 10 ore di camera di consiglio, quasi quattro anni di indagine raccolte in 60 faldoni e un dibattimento lungo 45 udienze con decine di testimoni.

Ha retto, quindi l’impostazione del pm Letizia Ruggeri secondo la quale non è stato accertato un movente né una «dinamica che si possa affermare con sicurezza» dell’omicidio ma esisteva «il faro», «la prova» contro Bossetti, il suo Dna sul corpo della vittima e «un corollario di indizi gravi, precisi e concordanti»: i suoi tabulati telefonici, le immagini del suo furgone nelle telecamere di sorveglianza, le fibre di tessuto sul corpo della vittima, riconducibili al suo furgone.

«Siamo arrivati a metà strada nel senso che questa è una sentenza di primo grado, è stata un’inchiesta difficile e la collega Ruggeri è stata fantastica». Lo ha detto il procuratore di Bergamo, Massimo Meroni, commentando la condanna. «Ora sappiamo chi è stato, anche se siamo consapevoli che Yara non ce la riporterà indietro nessuno» ha dichiarato ai suoi legali la madre della vittima.

«Sono amareggiato perchè la convinzione dell’innocenza è forte. Noi siamo veramente convinti della sua innocenza». Lo ha detto uno dei legali di Bossetti, l’avvocato Claudio Salvagni. dopo la condanna all’ergastolo del suo assistito. «Queste 45 udienze – ha aggiunto – non hanno restituito nessuna prova a suo carico. È un processo indiziario». Salvagni ha ricordato che si tratta di una sentenza di primo grado e che vige il principio di non colpevolezza.

La Stampa