Delega fiscale tensione al Tesoro si valuta di tornare subito in Cdm

Matteo Renzi press conference, Rome

Intenzionale o meno, la presunta norma Salva-Berlusconi inserita nella riforma fiscale, è scattata come un detonatore che ha fatto esplodere tensioni mai sopite non solo tra Tesoro e Palazzo Chigi, ma anche all’interno dello stesso dicastero di via XX settembre. A gettare benzina sul fuoco è stata ieri l’indiscrezione riportata dal sito Dagospia, secondo la quale il difensore di Silvio Berlusconi, l’avvocato Franco Coppi, avrebbe partecipato ad una delle riunioni preparatorie della riforma fiscale. Immediata la smentita sia del portavoce del Tesoro che dello stesso avvocato Coppi. Ma il sito non ha fatto dietrofront. E la vicenda ha ridato fiato a chi nella struttura burocratica del ministero reputa l’atteggiamento di Padoan troppo remissivo nei confronti di Palazzo Chigi. Ma ad alzare la voce contro la riforma fiscale, è stato soprattutto l’inner circle vicino all’ex ministro delle finanze Vincenzo Visco, che pure negli ultimi tempi ha allacciato un filo diretto con Matteo Renzi suggerendo anche alcune norme inserite nella legge di Stabilità. Visco in diverse interviste ha contestato non solo la norma con la franchigia del 3 per cento sull’evasione fiscale, ma tutto l’impianto della delega del governo, ottenendo su questo una sponda della sinistra del Pd. Ieri il Lef, un think tank del quale fanno parte ex dirigenti dell’Agenzia delle Entrate ai tempi in cui Visco era alle finanze, hanno duramente attaccato il governo sui contenuti del decreto, quantificando un possibile ammanco di gettito a causa della revisione delle norme penali, per 15 miliardi di euro.
IL PARTITO DEI CONTRARI
Non è un mistero che lo stesso direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, veda come il fumo negli occhi diverse novità inserite nella riforma durante il passaggio in consiglio dei ministri. A cominciare dalle norme sul raddoppio dei termini di accertamento. Oggi il Fisco ha quattro anni per dare la caccia agli evasori, ma se presenta una denuncia penale contro gli evasori, può arrivare ad otto. La riforma del governo limita questi tempi supplementari, obbligando il Fisco ad effettuare la denuncia comunque entro i 4 anni. Dubbi ci sono anche sulla depenalizzazione delle false fatture sotto i mille euro e sulla non punibilità penale dell’elusione fiscale, il cosiddetto abuso del diritto. Con le norme ipotizzate dal governo molti casi giudiziari di elusione, come quello degli stilisti Dolce e Gabbana, non sarebbero finiti in tribunale. Ma cosa farà il governo? Ieri Matteo Renzi ha incontrato il capogruppo del Pd in Commissione finanze alla Camera, nonché uno dei massimi esperti dei temi fiscali del Pd, Marco Causi. Nonostante le pressioni per lasciare che la riforma fiscale finisca su un binario morto, Renzi ritiene che il provvedimento sia un passaggio fondamentale per la modernizzazione dei rapporti tra Fisco e contribuenti, nonché un modo per attrarre investimenti in Italia dando certezza alle imprese. Dopo la decisione di congelare il provvedimento fino all’elezione del nuovo capo dello Stato, i tempi per la sua approvazione si sono drasticamente ridotti. La delega, infatti, deve essere tassativamente attuata entro il 26 marzo. Causi ha depositato alla Camera una proposta di legge che prevede l’allungamento dei tempi per l’adozione dei decreti attuativi della riforma di sei mesi. La norma potrebbe essere recuperata all’interno del provvedimento milleproroghe che il governo ha appena trasmesso in Parlamento. Ma ci sarebbe anche un’altra ipotesi. Riportare subito, entro una decina di giorni, il testo del provvedimento in consiglio dei ministri, riscrivere la norma incriminata e far partire immediatamente l’iter parlamentare del provvedimento. Un modo per svelenire il clima. Questo non toglie il fatto che Il tempo extra potrebbe comunque servire per completare il disegno complessivo, arrivando anche ad una sistemazione generale del procedimento tributario, oggi affidato ai giudici tributari con molte inefficienze. Non solo. Sul tappeto ci sono anche altri punti considerati cruciali, come la riforma di Equitalia, la sistemazione della tassazione sui giochi, la fatturazione elettronica e i nuovi estimi catastali.

Il Messaggero