Decreto fiscale, Renzi va avanti «E Berlusconi sconterà la pena»

Matteo Renzi

«Per evitare polemiche – sia per il Quirinale che per le riforme – ho ritenuto più opportuno togliere di mezzo ogni discussione e inserire anche questo decreto nel pacchetto riforme fiscali del 20 febbraio». Matteo Renzi si prende beffa degli anti-berlusconiani, così come dei berlusconiani duri e puri che gli chiedono di anticipare il varo del contestato decreto fiscale e offre il petto allo scontro in atto confermando che il tutto andrà a dopo l’elezione del successore di Napolitano. Nessuna retromarcia, quindi, rispetto a quanto spiegato qualche giorno fa, su tempistica e aperture a possibili modifiche senza però indicare quali.
PROFILI
Nella sostanza a Renzi il testo elaborato dal Mef, e poi cambiato, continua a non piacere e sa che se dovesse rivedere il testo licenziato dal Consiglio dei ministri, e accusato di favorire Berlusconi, dovrebbe piegare la testa e recepire la formulazione ”light” prevista nella prima versione. Renzi non intende quindi mollare e nega l’esistenza di ”manine” e di secondi fini. Nella newsletter, postata ieri sera sul suo profilo Facebook, difende a spada tratta il decreto «che i giornali hanno salutato positivamente per giorni, salvo poi cambiare idea quando qualcuno ha avanzato l’ipotesi che contenesse una norma salva Berlusconi (ipotesi tutta da dimostrare, peraltro). Per essere chiari – continua il presidente del Consiglio – noi non facciamo norme ad personam, né contra personam. È una norma semplice che rispetta il principio di proporzionalità. E che si può naturalmente eliminare, circoscrivere, cambiare».
SCONTI
Poi il passaggio più irridente nei confronti di coloro che per anni – scambiandosi spesso i ruoli – hanno campato di berlusconismo o di anti-berlusconismo: «Una legge si adotta se serve agli italiani, non se si immagina che possa servire o non servire a un italiano. Questa ossessione su Berlusconi sia da parte di chi lo ama, che da parte di chi lo odia non mi riguarda», sostiene il premier. «A forza di pensare a lui, per anni si sono dimenticati degli italiani. Bene, noi cambiamo il fisco per gli italiani, non per Berlusconi. Senza fare sconti a nessuno, nemmeno a Berlusconi che sconterà la sua pena fino all’ultimo giorno».
Rinviando al 20 febbraio l’intero pacchetto fiscale, e non solo il decreto del 24 dicembre, il presidente del Consiglio allunga i tempi senza però rinunciare a scontrarsi con la filosofia che ha guidato sinora il Mef e l’Agenzia delle Entrate nella lotta all’evasione.
INCASSI SCARSI
«La legge delega approvata in Parlamento impone di rivoluzionare le tasse. Mai più un fisco che ha la faccia feroce coi cittadini che sbagliano una scadenza o che commina sanzioni enormi a Vip che poi trattano e pagano molto meno di quanto dovrebbero». Meglio, ragiona il premier, incassare subito l’evasione (con tanto di interessi e sanzioni), evitando che – sotto una soglia ancora tutta da stabilire – si avvii un lunghissimo e costoso processo penale al termine del quale lo Stato incassa poco o nulla.
Dopo due giorni di riflessioni e di incontri, Renzi ha deciso di tirare diritto e, pur non escludendo possibili ritocchi, non solo difende il decreto di Natale, ma sfida tutti coloro che nel Pd, come in FI, chiedevano di rifare il decreto perché non si trasformasse in un regalo o in un ricatto. Come accaduto in altre occasioni, Renzi capovolge il ragionamento. Anzi, lo salta e dopo essersi assunto la paternità del decreto legislativo, lo difende negando qualunque rapporto con le vicende processuali dell’ex Cavaliere.
L’incontro con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, dato per certo per ieri sera e poi rinviato, dovrebbe tenersi oggi. Renzi ha sempre sostenuto di aver modificato il decreto entrato in Consiglio dei ministri con il responsabile dell’Economia, ma ieri al ministero di via XX Settembre si lavorava per proporre modifiche che palazzo Chigi sembra voler prendere in esame solo nella parte che potrebbe riguardare l’ex Cavaliere.

Il Messaggero