Debito italiano, tutte le agenzie di rating «vedono» la discesa

Standard-and-Poors-Palazzo

Mentre S&P’s lo scorso venerdì confermava il rating BBB- dell’Italia con outlook stabile, Moody’s promuoveva l’Irlanda dalla Baa1 (equivalente alla BBB+) alla A3: il giudizio sull’Irlanda è salito di svariati gradini in pochi anni (era al livello di junk “Ba1” nel 2011) e questo è stato possibile per merito di un miglioramento del debito/Pil superiore alle attese di Moody’s,passato cioè dal 120% del 2012 al 94% del 2015 e previsto in calo all’87% per il 2017. L’Italia non può vantare la stessa brillante traiettoria: sarebbe impossibile farlo, date le dimensioni monstre del debito italiano. A Bruxelles sembra scongiurata l’ipotesi di una procedura di infrazione mercoledì, quando la commissione Ue renderà note le valutazioni sui conti dei singoli Paesi, ma certamente arriveranno raccomandazioni severe per il 2017 e gli anni seguenti. Il negoziato informale sugli impegni che l’Italia assumerà potrebbe concludersi domani.

Tuttavia le grandi quattro agenzie di rating proiettano il debito/Pil italiano in netta discesa, sia pur troppo lenta e quindi precaria, a partire dal prossimo anno. In assenza di shock avversi, ai quali l’Italia resta molto esposta, con una crescita più robusta e un consolidamento fiscale più incisivo, il calo del debito/Pil potrà accelerare, conquistando la tanto attesa promozione degli outlook e dei rating. Gli investitori continuano a utilizzare il rating sovrano come punto di riferimento del rischio Paese sul mercato dei titoli del debito pubblico, anche se con meno dipendenza rispetto all’era pre-crisi subprime: promozioni e declassamenti fanno ancora notizia e pesano su spread e rendimenti. Il percorso per arrivare al traguardo della revisione al rialzo del rating al quale punta l’Italia è uguale per tutti ed è quello che indica l’Irlanda: crescita vigorosa, consolidamento fiscale credibile e debito/Pil in calo a ritmo sostenuto e sostenibile.

Il rapporto tra debito e Pil dell’Italia va già nella giusta direzione, ma con un passo rallentato. Lo scorso venerdì, confermando il rating e l’outlook stabile, S&P’s ha proiettato il debito/Pil italiano al 128,4% nel 2019, escludendo dal conteggio la partecipazione italiana negli aiuti dei fondi salva-Stati. Per rimarcare quanto l’Italia sia un caso speciale, gli esperti del credito hanno ricordato che il debito pubblico netto italiano è il terzo più alto tra i 130 Paesi con rating S&P’s dopo quello di Grecia e Giappone.

Moody’s non va oltre una proiezione del debito/Pil italiano al 130,6% nel 2017. Fitch prevede che di questo passo l’Italia, alla quale assegna rating BBB+, avrà un debito/Pil sopra il 120% fino al 2020 mentre la media di questo rapporto dei Paesi con rating BBB si assesta attorno al 42%. Per la canadese DBRS la stima del Governo al 119,8% per il 2019 resta “una grande sfida”: tuttavia questo rapporto potrebbe scendere al 123% per il 2020.

All’Italia, le agenzie di rating riconoscono già alcuni punti di forza sul debito pubblico stesso. L’alta percentuale di titoli detenuti da investitori residenti (attorno al 65%) rende l’Italia meno esposta ad ondate di vendite provenienti dall’estero come accadde al picco della crisi del debito sovrano e dell’euro quando gli stranieri disinvestirono circa 300 miliardi di titoli di Stato italiani, di cui 200 miliardi furono acquistati dalle banche italiane e 100 miliardi dalla Bce tramite il Securities markets programme. La vita media del debito pubblico è stata allungata fino a 6,55 anni (era sotto i 4 anni nel 1993) e questo riduce l’entità di titoli di Stato in scadenza annualmente e attenua quella che viene vista come una forte vulnerabilità. A questo riguardo, infatti, DBRS ha sottolineato nel suo ultimo rapporto sull’Italia dello scorso marzo che l’onere del rifinanziamento del debito italiano, su base annua, si aggira attorno al 23,5% del Pil, un valore molto alto con un roll over tra i 380 e 385 miliardi di titoli in asta all’anno (BoT esclusi). Un altro elemento tecnico a vantaggio della sostenibilità del debito pubblico italiano è la sua centralizzazione cioè la bassa percentuale di debito generato dagli enti locali, a differenza di quanto non accada negli Usa, in Cina, in Canada, Germania e Australia: il debito locale tende a sforare i limiti più facilmente.

Tutte le agenzie di rating, per quanto traccino un trend in discesa del debito/Pil italiano nei prossimi anni, esortano l’Italia e il Tesoro a fare di più per accelerare la traiettoria della discesa: un debito/Pil oltre il 130% infatti espone l’Italia al rischio di eventi inattesi che possono interrompere bruscamente questo andamento virtuoso. Brexit, una crisi acuta dei mercati emergenti, l’emergenza immigrazione, il terrorismo sono tutti fronti aperti caldi che potrebbero rallentare la crescita economica e quindi compromettere il calo del debito/Pil.

Le quattro agenzie di rating esortano dunque il Governo Renzi a fare di più nell’implementazione del programma delle riforme strutturali per rafforzare la ripresa economica in un periodo di tassi ai minimi storici (e quindi una spesa per interessi sul debito contenuta) e di prezzo del petrolio basso. Auspicano inoltre le privatizzazioni, i tagli improduttivi alla spesa pubblica per poter abbattere debito e tasse, e un impegno costante nel portare avanti il consolidamento dei conti pubblici con un avanzo primario elevato.

L’Irlanda, per meritare le promozioni del suo rating in rapida successione, ha visto il Pil crescere oltre le attese al 7,8% (reale) e al 13,5% (nominale), mantenendo una politica fiscale prudente e rilanciando competitività e produttività. L’Italia, per le dimensioni del suo Pil e del suo debito, non può replicare i traguardi irlandesi. Ma una promozione di rating è alla portata italiana: per i mercati e per le agenzie di rating l’Italia deve riuscire a rafforzare la sostenibilità di crescita e calo del debito divenendo quanto prima meno vulnerabile agli shock e agli eventi negativi avversi.

Il Sole 24 Ore