De Rossi, solo una zingarata

ROMA  ATALANTA

Stavolta le regole, per quanto opinabili, sono state rispettate: De Rossi non sarà squalificato dal giudice sportivo per l’insulto a Mandzukic («zingaro di m… ») ripreso dalle telecamere domenica durante Juventus-Roma. Il caso, come spiegano dalla procura federale, «non rientra nella casistica di nostra competenza»: la prova tv, infatti, può essere utilizzata solo per sanzionare a posteriori atti violenti, simulazioni, condotte gravemente antisportive o espressioni blasfeme sfuggite all’arbitro.

Ecco perché ieri, dopo aver esaminato le immagini, nessuna segnalazione è stata inviata al giudice Tosel che oggi emetterà il dispositivo sulla 21ª giornata di campionato. Questo non toglie che il procuratore Palazzi possa comunque aprire un fascicolo sull’episodio e avviare un’indagine, convocando i protagonisti. Il deferimento del romanista, quindi, è un’ipotesi probabile ma visti i tempi biblici della giustizia sportiva italiana per arrivare a sentenza (si va dalla multa quasi certa fino a una difficile squalifica del giocatore) potrebbero passare diversi mesi.

Insomma finora l’unica «condanna» per De Rossi è stata mediatica. Ma rispetto al caso Sarri-Mancini, stavolta il mondo del calcio si è schierato piuttosto nettamente dalla parte del giallorosso. Fatta eccezione per la critica del presidente degli arbitri Nicchi («episodio pericoloso»), un po’ tutti i calciatori e gli ex interpellati ieri hanno ridimensionato l’accaduto. Compreso lo juventino Buffon: «Sono cose che possono essere dette ogni domenica sui campi, è chiaro che se ti colgono in fallo devi chiedere scusa». De Rossi non lo ha fatto, anzi ha preferito rimanere in silenzio e si è limitato a un colloquio nel post-partita col dg Baldissoni a Torino. La tensione del momento e vecchie ruggini di campo con Mandzukic (si sono incrociati anche con le rispettive nazionali) lo hanno portato a esagerare come tante volte gli è accaduto in carriera.

Per esempio al Mondiale 2006. Lippi ricorda bene e lo ha perdonato da un pezzo. «Quando sei nervoso ti scappano certe frasi – spiega l’allenatore – che a mente lucida non diresti mai. Io stesso, quando ero sui campi, chissà quanto volte ho mandato a quel paese qualcuno, magari usando termini volgari».

Sulla stessa lunghezza d’onda Zibì Boniek, ex di Roma e Juve e ora presidente della federazione polacca: «Non c’è razzismo in questo episodio – dice convinto il dirigente – quando vuoi offendere uno e sei arrabbiato cerchi sempre di colpire il suo punto più debole. Sono cose sempre successe e che continueranno ad accadere. Quando giocavo qualche volta durante le partite mi hanno dato del “lavavetri”… ma adesso mi sembra esagerato andare a sindacare su una frase di De Rossi, considerando che Mandzukic è un bel rompiscatole». La stessa cosa l’ha fatta presente Spalletti a caldo: «Lui ci ha preso per il c… per dieci minuti solo che si metteva la mano davanti alla bocca. Insegnerò a Daniele a fare lo stesso».

Il vulcanico presidente palermitano Zamparini è convinto che «le parole di De Rossi non sono da squalifica: quando giocavo facevo di peggio, è l’agonismo e le parolacce escono. Lasciate che si insultino, sono degli uomini».

Ma non manca il partito dei perbenisti. Dalle associazioni varie, fino al rugbista Parisse: «Gli insulti omofobi e razzisti nel calcio? Nel nostro sport queste cose non succedono». Si scandalizzano anche all’estero, soprattutto in Croazia paese natio di Mandzukic. I media locali definiscono l’insulto del centrocampista «uno scandalo senza precedenti» e accusano Spalletti di incitare il suo giocatore a farlo di nuovo. Anche negli Usa il caso è stato analizzato e condannato. Pallotta dovrà farsene una ragione.

Il Tempo