De Rossi si scusa «Dovevo evitare»

ROMA  ATALANTA

E alla fine parlò lui. Daniele De Rossi, con due giorni di ritardo in cui ha lasciato lo spazio libero a decine di commentatori-associazioni varie-ex calciatori e chi più ne ha più ne metta, ha dato la sua versione su quanto è successo domenica sera allo Juventus Stadium. Quel labiale inequivocabile («Stai muto, zingaro di m…) dell’insulto rivolto in campo a Mandzukic lo inchioda all’ennesima assunzione di responsabilità di una carriera che lo ha portato spesso sul banco degli imputati. «L’avete visto – ha spiegato il centrocampista – sono stato beccato da una telecamera mentre dicevo una frase che, insomma, dovevo evitare di dire. Cosa voglio dire a Mandzukic? Mi dispiace per chi si sente offeso da quella frase».

Buffon aveva invocato le scuse, la Roma gli aveva suggerito di parlare subito, per provare a stemperare la polemica, pur stando completamente dalla sua parte visto che, come raccontato da Spalletti, «Mandzukic ci ha preso per il c… a tutti ma si copriva la bocca con la mano». La provocazione dello juventino c’è stata, ma questo non cancella la figuraccia di De Rossi: un peccato di «furbizia» quantomeno, che ieri ha convinto il romanista ad accettare l’invito delle Iene di Italia Uno per chiarire l’accaduto. «Non è la prima volta che si dicono queste frasi – prosegue De Rossi – e ogni tanto capita in campo… certo, dire che in campo se ne sentono di peggio e che il calcio in quei 90 minuti livella un po’ tutti verso il basso, non è una giustificazione. Allora evitiamo di dirle o, come ha detto il mister, copriamo la bocca. Cassano non mi ha insegnato a farlo? Lui è cintura nera di mano davanti» la chiusura scherzosa del centrocampista.

Storia chiusa? Per adesso sì, visto che nei provvedimenti di ieri del Giudice Sportivo, come previsto, non c’è traccia dell’episodio di Torino. Il caso non rientra infatti tra quelli punibili con la prova tv, ma visto il clamore mediatico non è escluso che il procuratore federale possa aprire un’indagine, convocando nei suoi uffici tutti protagonisti (giocatori e arbitri) per ricostruire i fatti.

L’eventuale deferimento porterebbe poi a una probabile multa mentre è assai difficile ipotizzare una squalifica del giocatore prevista nei casi più gravi. In ogni caso non se ne parla prima di qualche mese, considerati i tempi della giustizia sportiva. Proprio De Rossi è stato sanzionato dal Tribunale Federale Nazionale lo scorso novembre con un’ammenda di 7500 euro per il gestaccio rivolto ai tifosi laziali nel derby giocato sei mesi prima.

Per adesso meglio pensare al campo, dove le cose vanno altrettanto male. Al penultimo anno di contratto con la Roma, De Rossi si ritrova a vivere un’altra stagione che salvo miracoli si chiuderà senza trofei. Vincere uno scudetto con la squadra del cuore è diventata una specie di ossessione che l’ha convinto negli anni passati a scartare le ricche proposte arrivate dall’estero (i due Manchester ad esempio). L’America può attendere almeno fino al 2017, intanto proverà ad aiutare Spalletti e se stesso a limitare almeno i danni in questo campionato. La Roma ha ancora chance di qualificarsi alla prossima Champions e lui dovrà convincere Conte a portarlo all’Europeo: ipotesi al momento tutt’altro che sicura.

Le difficoltà in ottica nazionale sono invece un inedito per il mediano di Ostia, ora costretto a fare il centrale in difesa con la Roma. Un ruolo che in teoria potrebbe allungargli la carriera e fargli gioco anche per la Nazionale. A volte un passo indietro ti fa arrivare più avanti.

Il Tempo