Dal 2016 per andare in pensione saranno necessari 4 mesi in più

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A riposo 4 mesi più tardi rispetto ad oggi E’ questa l’amara sorpresa che, dal primo gennaio 2016, attende circa 300 mila italiani pronti ad andare in pensione. Il posticipo dei requisiti è indicato nero su bianco dalla Gazzetta Ufficiale che ha pubblicato il decreto del ministero dell’Economia che ha aggiornato i parametri sulla base delle nuove aspettative di vita rilevate dall’Istat. Nel 2013 (l’aggiornamento viene realizzato con cadenza triennale) il salto in avanti fu di tre mesi, ora se ne farà uno più lungo di un mese. ù
I DETTAGLI

Dall’anno prossimo, in pratica, si resterà al lavoro 4 mesi in più rispetto a quanto toccherà a chi maturerà i diritti alla pensione nel corso del 2015. Così per gli uomini, sia nel privato che nel pubblico, le pensioni di vecchiaia scatteranno a 66 anni e sette mesi (oggi 66 anni e tre mesi), e questo varrà anche per le donne che lavorano nella Pubblica amministrazione. Per le dipendenti del privato invece l’asticella si alzerà a 65 anni e sette mesi (da 65 anni e tre mesi), mentre per le lavoratrici autonome il nuovo limite sarà di 66 anni e un mese (da 65 anni e 9 mesi).
Il decreto del ministero dell’Economia rivede anche le quote (età più anzianità), per coloro che escono in base alle vecchie norme: in sostanza si tratta dei salvaguardati o, più comunemente, degli esodati. In questo momento per loro è necessario il raggiungimento di quota 97,3, mentre il decreto stabilisce che dal primo gennaio 2016 la quota richiesta per i lavoratori dipendenti diventa 97,6 (+0,3). Tutto ciò ricordando che i termini per accedere alle tutele scadono, stando all’ultima proroga, il 6 gennaio.
L’ESTENSIONE

L’aggiornamento delle quote dovrebbe valere anche per i prepensionamenti del pubblico impiego (uscite basate sulle vecchie regole che scattano in caso di esuberi). Eventualmente, in caso di provvedimento ad hoc, potrebbero essere interessati all’adeguamento dello 0,3 dovuto all’innalzamento della speranza di vita anche i dipendenti della scuola che avevano raggiunto i requisiti pre-Fornero entro il 2012 (i cosiddetti quota 96). «In Italia la normativa sulle pensioni sta diventando insostenibile – ha protestato Marcello Pacifico dell’Anief – in quanto nell’ultimo quinquennio, le riforme sulla quiescenza hanno allungato di dieci anni l’età pensionabile. Così, dal 2050, i neo-assunti potranno andare in pensione dopo 70 anni o 46 anni e mezzo di contributi. Ci mancava questa delega, strappata dall’ex ministro dell’Economia Tremonti, che autorizza la presidenza del consiglio dei Ministri ad agire autonomamente».
Il sindacato ha quindi promesso battaglia per correggere l’impostazione di una riforma giudicata troppo punitiva. «Per gli attuali lavoratori che pensavano di lasciare l’occupazione come i loro padri, in media attorno ai 60 anni – ha incalzato Pacifico – il futuro non promette nulla di buono: detto che la riforma Fornero ha disposto che dal 2019 l’adeguamento dell’età avverrà ogni biennio, le proiezioni sui requisiti sull’accesso al pensionamento anticipato sono davvero sconfortanti: tra 15 anni, nel 2030, si potrà accedere alla pensione di vecchiaia solo oltre i 68 anni; mentre per accedere all’assegno di quiescenza anticipato bisognerà aver versato attorno ai 44 anni di contributi».

Il Messaggero