Da Milano alla rete bolognese «Così reclutano i combattenti»

Operazione anti-terrorismo della polizia belga nel quartiere ebraico di Anversa.

Sotto osservazione è finita la moschea di Pioltello, quel centro di preghiera del piccolo comune alle porte di Milano che il marocchino ritenuto un reclutatore ed espulso pochi giorni fa «per posizioni radicali in favore della jihad e dell’Isis», frequentava nell’ultimo periodo. Ma l’antiterrorismo del Ros e del Viminale monitorano anche la rete bolognese di Yasser Tayeb, il pizzaiolo siriano che avrebbe messo in contatto Vanessa e Greta con i ribelli, e ancora il centro di preghiera di Roma, nel quartiere periferico di Centocelle. L’attività di intelligence si concentra tutta sulla prevenzione e le dritte arrivano anche dall’estero, come le informazioni sui due fratelli, collegati ai terroristi di Verviers, che secondo gli 007 belgi potrebbero arrivare in Italia. E intanto sono in corso le verifiche sulla posizione del pachistano fermato a bordo di un volo diretto a Londra. Non sono emersi contatti preoccupanti, ma indaga il pool antiterrorismo.
PIOLTELLO
Il marocchino di 50 anni, senza moglie e senza figli, accusato di essere un reclutatore e utilizzare il web per fare proselitismo era in contatto con soggetti che sono già partiti dalla Siria. L’uomo, rispedito in Marocco, come altri nove ”indesiderati”, era in Italia da dieci anni e aveva un permesso di soggiorno. Nella provincia di Varese non aveva relazioni, neppure una residenza, solo piccoli lavori, per i quali si spostava. E negli anni aveva pregato in luoghi diversi. Da Gallarate, dove si è fermato più a lungo, a Sesto Calende, fino a Saronno, la città nella quale è stato per più tempo. L’attività di monitoraggio del Ros era cominciata prima degli attentati di Parigi, quando l’uomo pregava in via Jenner, a Milano. Poi l’attenzione si è spostata nell’hinterland milanese a Pioltello, un centro che adesso è finito all’attenzione di investigatori e 007.
SEGNALAZIONI DALL’ESTERO
Sono due fratelli e farebbero parte della stessa rete del terrore scoperta in Belgio, a Verviers, e secondo le informazioni degli 007 belgi potrebbero tentare di entrare in Italia. C.E.B. ed N.A., età compresa fra i venti e i trent’anni e un «alto profilo di pericolosità», potrebbero provare a oltrepassare il confine, proprio come Ismail El Abdi, classe ’82, e Souhaib El Abdi, 27 anni, fermati alla frontiera di Modane, la scorsa settimana. Secondo il sito Wikilao, che riferisce la circostanza, uno dei due frateli avrebbe cittadinanza belga, l’altro marocchina e, in base alle informazioni dell’intelligence avrebbero collegamenti con la rete di terroristi uccisi vicino a Liegi. Intanto i due fratelli El Abdi sono stati portati a Parigi dall’antiterrorismo transalpino e, sulla base di un mandato internazionale spiccato dalle autorità del Belgio, sono stati arrestati.
ALLARME A BORDO
Sarà il pool antiterrorismo di Roma a stabilire perché il cittadino pachistano, fermato domenica a Fiumicino a pochi minuti dal decollo sul volo diretto all’aeroporto londinese di Luton, avesse scelto di imbarcarsi con un passaporto falso e chi dovesse incontrare. L’uomo, che non è risultato in contatto con estremisti islamici, è stato rilasciato. Ma il fascicolo, che vede indagato A.B.A per l’uso di documenti falsi, è stato trasmesso alla procura distrettuale di Roma e al gruppo antiterrorismo coordinato dal procuratore Giancarlo Capaldo. Desta sospetti la scelta del trentatrenne, che aveva richiesto l’asilo politico in Italia soltanto all’inizio di gennaio. Agli investigatori, che l’hanno interrogato, ha spiegato che avrebbe voluto raggiungere alcuni parenti in Inghilterra e che la sua meta ultima non era l’Italia. In Gran Bretagna avrebbe avuto contatti e parenti, così, visti i tempi troppo lunghi per ottenere i permessi per spostarsi legalmente, avrebbe scelto di rischiare e partire.

Il Messaggero