Da lunedì ispettori in Campidoglio «Roma parte offesa»

Piazza_del_Campidoglio

Matteo Renzi la chiama «restituzione del maltolto»; Ignazio Marino parla «di risarcimento dei danni morali e materiali conseguenti ai reati per cui si procede». Il succo però non cambia: l’accelerazione del premier sulle nuove norme anti-corruzione, non può non passare da Mafia Capitale. Il sindaco, nell’annunciare «la costituzione dell’amministrazione come parte offesa», mette anche un altro punto: il Comune in sede di dibattimento chiederà un risarcimento economico. Il reato di associazione mafiosa contestato dalla Procura agli arrestati e a gran parte degli indagati è più di uno smacco. Che «non soltanto reca una offesa all’ordine pubblico – ragiona il sindaco – ma impedisce al Comune di esprimere la sua forza culturale, di coesione, di legalità, in sintesi la sua funzione».
L’ISPEZIONE
E allora adesso il Campidoglio è parte offesa e quando inizierà il processo si costituirà parte civile. In attesa che la giustizia faccia il proprio corso, il chirurgo dem è alle prese con un’altra istruttoria: quella della Prefettura.
Lunedì si insedierà la ”troika” di commissari voluti da Giuseppe Pecoraro per capire fino a che punto le infiltrazioni della mafia capitolina abbiano infestato le radici dell’amministrazione. La terna di commissari – un prefetto, un viceprefetto e un tecnico del Mef – si metterà subito al lavoro sugli appalti sospetti. Andando a rovesciare gli scaffali dei dipartimenti più colpiti dagli affari messi in piedi da Buzzi & Carminati: servizi sociali, ambiente, verde pubblico. Questo per quanto riguarda il corpo centrale del Comune. Poi, parallelamente, la stessa sorte toccherà ai quindici municipi della Capitale. Si inizierà dal X, quello di Ostia. La visita dei commissari è attesa già per lunedì. L’idea di Pecoraro – che ieri ha ricevuto una delegazione di parlamentari e consiglieri del M5S – è di concludere l’ispezione entro «40 al massimo 60 giorni». Poi tirerà le somme. E tra i vari scenari ipotizzabili rimane sempre quello dello scioglimento per mafia del Comune. «Ipotesi non esclusa dal prefetto», come ha spiegato il parlamentare grillino Alessandro Di Battista senza ricevere smentite da Palazzo Valentini. Uno scenario, per quanto hard, che va messo in conto quando si innescano procedimenti del genere. Ma saranno le carte a parlare, anche se dal M5S sembrano sparati: «Il Comune va sciolto per mafia». E intanto il capogruppo penstastellato Marcello De Vito la settimana prossima consegnerà al prefetto «un dossier sulle municipalizzate». Faldoni e sospetti su tutte le gare gestite dalle società della holding capitolina: da Ama ad Atac, passando per Assicurazioni per Roma.
IL RIMPASTO
Poi ci sarebbe il fronte politico. E una giunta da rimodellare dopo l’uragano giudiziario. La prima casella riempita è quella dell’assessore alla legalità. Ruolo che sarà ricoperto dal magistrato Alfonso Sabella. Per il decreto di nomina, manca ancora il via libera del Csm, ma dal Campidoglio puntano a chiudere la pratica per la prossima settimana. Ma non finisce qui. «Ora stiamo riflettendo sull’assessorato alla Casa e stiamo lavorando per dare al più presto una giunta alla città»: è il pensiero del sindaco. C’è da sostituire Daniele Ozzimo, dimessosi dopo l’avviso di garanzia. E anche per questo ruolo la politica potrebbe abdicare alla tecnica.
Marino sta valutando di puntare su una personalità con esperienze nel mondo giuridico per quanto riguarda il diritto alla casa e per arginare, di converso, le occupazioni. I nomi sono tutti blindati. Il commissario del Pd Matteo Orfini ha dato «mano libera a Ignazio per rifare la squadra». Anche perché ci sono da trovare i sostituti di Luca Pancalli (Sport, già dimissionario) e Rita Cutini (Sociale). Difficile che arrivino tre nuovi assessori, più semplice che si proceda a una rimodulazione delle deleghe, con al massimo due new-entry.

IL MESSAGGERO