Da Branchini ad Allegri e Sarri: tutti rivoluzionari. E i presidenti che dicono?

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E’ nato un partito, o quanto meno un movimento d’opinione. L’ideologo è Giovanni Branchini, agente storico, il quale la settimana scorsa ha spiegato al nostro sito come dovrebbe essere, a suo avviso, il nuovo calciomercato: chiusura il 15 luglio, al massimo a fine mese, per permettere agli allenatori di lavorare con serietà in vista della nuova stagione, evitando che gli organici siano rivoluzionati il 31 agosto, a stagione già iniziata; anticipo della sessione invernale a novembre, perché se un calciatore viene acquistato a gennaio non ha nemmeno tempo di adattarsi alla nuova squadra prima che la stagione finisca.

E’ un’idea che era già stata espressa, in modo più vago, da Mino Raiola, oggi uno dei principali agenti del mondo, e che poi è stata sposata da altri procuratori (Battistini) e direttori sportivi (Carli). Ieri è stata la volta degli allenatori, che sono scesi in campo pesantemente. E’ stato Allegri a rilanciare l’idea di Branchini nell’intervista concessa a Walter Veltroni per il Corriere dello Sport-Stadio e, in giornata, si sono accodati anche Sarri e Spalletti. Come dire: i tecnici delle prime tre squadre dello scorso campionato sono uniti in questa opinione. De Laurentiis, interpellato in merito, non si è mostrato contrario: ha solo sottolineato l’esigenza di rispettare determinati dettagli per evitare problemi fiscali.

Ma davvero le date del mercato possono cambiare? Sì, anche se il percorso è abbastanza tortuoso. Ora che molte componenti si stanno esprimendo in tal senso (gli agenti, gli allenatori) è necessario che prenda posizione pure la Lega di Serie A, quindi i presidenti. La pensano tutti come De Laurentiis oppure no? Nel caso in cui anche loro fossero d’accordo, la rivoluzione dovrebbe essere sottoposta dalla Figc (l’organismo che stabilisce le date del mercato) alle altre principali federazioni europee, perché è inimmaginabile che un simile cambiamento avvenga solo in Italia: immaginate quanto sarebbero svantaggiati i nostri club a chiudere il mercato un mese e mezzo prima rispetto ai concorrenti stranieri. Servirebbe, insomma, una decisione condivisa. E in questo senso sarebbe fondamentale l’appoggio dell’ECA, l’organizzazione che riunisce i più grandi club europei.

La rivoluzione, insomma, non è semplice. Del resto nessuna rivoluzione lo è. Ma il percorso è cominciato ed è troppo logico perché non raccolga consensi. Chissà se qualcuno si opporrà, oppure se il “lodo Branchini” seguirà il suo percorso fino al successo. Di sicuro è una questione che farà discutere.

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