Cuba, crolla il muro stop all’embargo Usa Obama e Castro ringraziano il Papa

PAPA

È stato un annuncio a sorpresa, di portata storica: con discorsi in diretta tv in contemporanea, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il collega cubano Raul Castro hanno annunciato l’apertura di una nuova era di pace nei rapporti fra i due Paesi. Dopo una guerra fredda che durava dal 1961, Obama ha parlato con toni pragmatici: «È giunto il momento di metter fine ad un approccio datato. Questi 50 anni ci hanno mostrato che l’isolamento di Cuba non ha funzionato».
E ha chiuso il discorso con uno slogan che echeggiava la sua campagna del 2008: «Somos todos americanos». La decisione è stata salutata «con gioia» dal Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e da Papa Francesco, che ha personalmente aiutato i due Paesi a trovare la strada dell’accordo.
I PASSAGGI

Il disgelo viene reso possibile grazie alla liberazione di Alan Gross, un americano in prigione a Cuba dal 2009, accusato di aver portato collegamenti internet clandestini alla comunità ebraica. Dimagrito di 45 chili e al limite del suicidio, Gross costituiva l’unico ostacolo all’aperto desiderio di Obama di allentare la tensione con l’isola caraibica. Il presidente Usa aveva espresso già nella sua prima campagna elettorale la volontà di cercare la normalizzazione con Cuba, che l’opinione pubblica Usa in realtà chiedeva in maggioranza già dalla fine degli anni Novanta.
Ma l’arresto di Gross aveva ridato forza alla lobby cubana, bloccando ogni speranza di negoziato. Ultimamente, sono arrivati in soccorso di Obama sia il Canada, che ha fatto da tramite, sia il Vaticano. Nel massimo segreto, nel corso di un anno e mezzo, il segretario di Stato John Kerry ha intavolato un negoziato con il collega cubano Bruno Rodriguez. Un ultimo incontro ad alto livello fra la delegazione cubana e quella americana è avvenuta proprio a Roma, al Vaticano, sotto l’egida di papa Francesco. Martedì sera, 24 ore prima dei discorsi ai propri concittadini, Obama e Castro hanno parlato al telefono per 45 minuti, e finalizzato l’accordo.
E così si è arrivati alla liberazione di Gross. Sceso dall’aereo alla base militare di Andrews, Gross ha ringraziato «tutti» e ha concluso: «Ma alla fine dei conti, so che la mia libertà è stata decisa nello Studio Ovale e la devo a Obama». Ma Gross non è il solo a ritrovare la libertà: gli Usa rilasciano tre spie cubane, in prigione dal 1998, e Cuba mette in libertà una spia filo-americana in prigione da 20 anni (il cui nome resta segreto), e in più libera 50 detenuti politici. A latere di questi “scambi” di detenuti, ci sono le decisioni di cancellare molte delle restrizioni sul trasferimento di denari fra Cuba e Usa e sui viaggi fra i due Paesi. L’isola si impegna anche a concedere più libertà di informazione e maggiore accesso a internet (finora solo il 5 per cento della popolazione ne può godere) e promette il miglioramento delle condizioni dei diritti umani. Dal canto suo gli Usa tolgono Cuba dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo.
L’embargo economico per il momento resta. Le leggi restrittive, che risalgono ad Eisenhower e Kennedy, non possono essere sciolte da Obama. Deve decidere il Senato. E lì ci saranno ostacoli. Inevitabili, già sono arrivate le proteste di alcuni repubblicani, come il senatore della Florida Marco Rubio, che è proprio di origini cubane.

Il Messaggero