Crolla un palo sul treno metro di nuovo ferma a Roma il caos trasporti

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Incidente sulla linea A della metropolitana, servizio sospeso per un lungo tratto e nuovo calvario per i pendolari nella Capitale. È successo ieri mattina, intorno alle 8,30, a ridosso della stazione Flaminio, in pieno centro, a due passi da piazza del Popolo: un palo d’acciaio calato da un cantiere in superficie ha perforato la volta di una galleria, urtando come una trivella impazzita un treno in arrivo in banchina. In frantumi il parabrezza della motrice. La Procura ha aperto un’inchiesta. L’incidente ha paralizzato il trasporto pubblico nella Capitale per l’intera giornata (treni fermi dal capolinea Battistini alla stazione Termini), con la rabbia dei romani che tra «vergogna» e «ogni giorno ce n’è una» infiammava i social network. Ma ieri mattina si è rischiato grosso, solo per un caso l’impatto non ha provocato vittime e feriti: il grosso tubo, lungo 18 metri e del diametro di circa 60 centimetri, ha urtato contro il respingente destro della motrice che arrivava a velocità ridotta, rimbalzando sulla fiancata. Illeso il macchinista. Enorme lo spavento per chi era nei vagoni («due brusche frenate, poi il boato») e per chi attendeva in banchina («Abbiamo sentito due scoppi, siamo scappati pensando fosse una bomba»). Migliaia di persone hanno lasciato la stazione in preda al panico, in tanti piangevano per la paura. Non si sa se oggi il servizio tornerà regolare. 
DANNI
«Il convoglio coinvolto – spiegava ieri sera l’assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta – è stato rimosso, ma ci sono standard ottimali di sicurezza da garantire». Il Campidoglio chiederà che a rispondere dei danni «non solo funzionali, ma anche di immagine», sia il consorzio Ferrovit Scarl che dal 2007 si sta occupando dell’ammodernamento della vicina ferrovia Roma-Viterbo. Proprio quando ieri alla ripresa del cantiere gli operai hanno cominciato a fare scendere in profondità il quinto palo, qualcosa non ha funzionato. Il Codacons ha quantificato i danni per il servizio pubblico e i romani in 50 milioni di euro, promuovendo un’azione collettiva contro Atac, la società dei trasporti. L’incidente di ieri, per quanto con dinamiche inedite, ha mostrato ancora una volta la fragilità del sistema dei trasporti della Capitale, che condanna ogni giorno 820 mila pendolari a disagi e ritardi. 
CALVARIO
Solo un mese fa si è allagata a causa del maltempo un’altra stazione della metro A, Anagnina, e anche in quel caso il servizio è stato sospeso. E nel 2013 andò peggio: l’inaugurazione del tratto della B1 della metropolitana fu per mesi caratterizzata dal blocco del servizio. E se nella B la metà dei treni è obsoleta e senza aria condizionata, non va meglio per il trasporto di superficie, dove l’Atac – la grande malata tra le municipalizzate, perfino più grave dell’azienda dei rifiuti – può fregiarsi del non esaltante record di un bus guasto su tre. Per salvare l’Atac, una macchina mangiasoldi senza fine (debito di 700 milioni), sono state tagliate anche le corse delle linee dei bus meno usate, ma l’effetto è stato quello di allungare le code alle fermate. 
A Roma ogni giorno 750 mila passeggeri salgono sulla metro e lo stop di ieri ha scombussolato la vita di molti cittadini (che in media, quando va bene, spendono ogni giorno un’ora della loro vita negli spostamenti): l’Atac ha fatto scendere in campo il servizio sostitutivo di 35 bus navette, ma come sempre succede in questi casi sono rimaste intrappolate nel traffico. Come capita a chi a Roma usa auto o moto (altro record, ce ne sono 978 ogni mille abitanti, oltre il doppio di Londra e Parigi). Ma tra manifestazioni, cortei e grandi eventi la possibilità di trovare un rallentamento lungo la strada è assai elevata.

Il Messaggero