Crolla l’Alberone, ferite due passanti

ALBERONE

La storica quercia dell’Alberone nell’omonima piazza all’Appio Tuscolano non c’è più, crollata, spezzata in due ieri mattina da una carie causata da funghi che l’ha mangiata dopo anni di incuria. Poco prima delle 8 il primo crollo dell’Alberone ormai dimenticato. «Ho sentito un tonfo e gridare – racconta Luciano Incoronato, barista – è caduto un ramo che ha travolto due ragazze, fortunatamente non sono rimaste ferite». Ma l’agonia del leccio di 134 anni, piantato il 13 settembre del 1986 in sostituzione della quercia di 200 anni grazie a una campagna di sponsorizzazione delMessaggero, non è finita. Dopo poco una parte più grande dell’Alberone piomba contro un’anziana e una ragazzina di 13 anni sul trafficato marciapiede di via Appia Nuova. «Gridavano – dice Roberto Di Filippo, giornalaio di piazza dell’Alberone – insieme ad altri le abbiamo trascinate fuori dal groviglio di rami, poteva essere una strage, alle 8 passa tantissima gente, molti gli studenti». L’anziana è stata portata all’ospedale San Giovanni in codice giallo per varie contusioni, la giovane al Policlinico Umberto I solo per accertamenti. Incastrato tra i rami a terra l’ombrello nero dell’anziana travolta. Sconcerto, paura e rabbia nel quartiere. Secondo molti il leccio era abbandonato, dimenticato, la carie e in più la pioggia di ieri l’hanno fatto crollare: residenti avevano protestato più volte richiedendo un intervento. «L’amministrazione centrale dovrebbe destinate maggiori risorse per la cura del verde» ha detto Susi Fantino, presidente del VII municipio. Molte anziane erano solite innaffiare la quercia e ripulirla dai mozziconi di sigarette abbandonati alla base. «Nessuno si prendeva cura dell’Alberone ormai malato da tempo» la frase ripetuta nel quartiere. Sul posto vigili del fuoco, operatori del Servizio giardini e polizia municipale. «È come se oggi si fosse celebrato un funerale – le parole di Silvana Conte – se ne va un pezzo di storia». Nonno Ennio si è sforzato di non piangere mentre raccoglieva un ramo per ricordo. «L’Alberone per noi era come un’anziana nonna, aveva bisogno di cure» il commento di Silvia Cotza. In tanti hanno scattato foto ricordo mentre il leccio veniva abbattuto.
LE CAUSE
Il Servizio giardini ha fatto sapere che «l’Alberone aveva una carie interna non riscontrata dall’ultimo controllo effettuato un mese fa: le foglie non erano secche, ci siamo accorti della carie dopo averla abbattuta». «Quel leccio doveva essere curato, potato» dice Tonino Marcelli, esperto di querce, figlio di Antonio, storico proprietario del vivaio di Senigallia che fornì la quercia. «Abbiamo predisposto la sostituzione del leccio – fa sapere Estella Marino, assessore all’Ambiente di Roma Capitale – e incaricato il Servizio Giardini di trovarne uno simile». Ma non sarà facile ripiantumare una quercia. «Per un paio di anni la mia famiglia si occupò della manutenzione del leccio – aggiunge Marcelli – all’epoca il Servizio giardini non credeva che potesse sopravvivere». Invece ha resisto 28 anni, abbattuto da una maledetta carie e dall’incuria.

IL MESSAGGERO