Crimea, exit poll: sì annessione con la Russia. Usa e Ue: «Voto illegale»

Crimea

Secondo gli exit poll, il 93 per cento dei votanti in Crimea ha votato a favore dell’annessione con la Russia e la secessione dall’Ucraina. Le votazioni sono terminate. Secondo l’agenzia russa Interfax i sì sarebbero all’80 per cento. Il premier filo-russo della Crimea, Serghei Aksyonov ha definito il 93% di sì al referendum sull’annessione della penisola ucraina alla Russia «una decisione molto importante che entrerà nella storia».

Washington e Bruxelles: «Voto non valido»

Mosca «rispetterà la scelta degli abitanti della Crimea», la cui volontà viene espressa «nel pieno rispetto delle norme del diritto internazionale». Così il presidente russo Vladimir Putin ha appoggiato il referendum nella penisola in una telefonata alla cancelliera tedesca Merkel, durante la quale i due hanno ipotizzato l’invio di una missione di osservatori Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). D’altro canto l’Ue per bocca del presidente della Commissione Barroso ha fatto sapere che non riconoscerà i risultati del referendum e che deciderà delle sanzioni. Stessa posizione hanno preso gli Stati Uniti. Il segretario di Stato John Kerry ha chiamato il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov e ha sottolineato come gli Stati Uniti siano «fortemente preoccupati» per le «continue provocazioni» russe nell’est dell’Ucraina e per le attività militari in atto in alcune zone contigue alla Crimea.

 

La tregua

Intanto, come ha spiegato il ministro della Difesa ucraino Ihor Tenyukh, Mosca e Kiev hanno siglato l’accordo per una tregua che fino al 21 marzo metterà al riparo le infrastrutture militari ucraine da eventuali attacchi russi. «Un accordo è stato raggiunto con la Flotta russa nel Mar Nero (che ha base a Sebastopoli, in Crimea, ndr) e con il ministero della Difesa russo», ha detto il ministro. «Nessuna misura sarà presa fino al 21 marzo», ha continuato conversando con i giornalisti, «contro le installazioni militari in questo periodo. In ogni caso stiamo inviando nuove unità nei nostri siti militari».

Due quesiti

Due i quesiti del referendum, in tre lingue (russo, ucraino e tataro), ai quali sono chiamati a rispondere gli elettori («Sostieni la riunificazione della Crimea con la Russia?». E poi: «Sostieni il ripristino della Costituzione della Repubblica di Crimea del 1992 mantenendo lo status della Crimea come parte dell’Ucraina?»). Al voto oltre 1,5 milioni di persone, in 1205 distretti elettorali, con 27 commissioni elettorali cittadine e distrettuali. Altissima l’affluenza: a quattro ore e mezza dall’apertura dei seggi, a Sebastopoli, la città più popolosa della Crimea, ha già votato oltre il 50% degli aventi diritto. I risultati sono attesi già domenica sera. È già certo che ci saranno poche sorprese: la penisola diventerà un pezzo di Russia.

Il referendum è stato definito «vergognoso e illegale» da Hollande e Renzi a nome di tutto l’Occidente. Eppure, sin dalle prime ore del mattino, migliaia di persone sono affluite ai seggi. «Torniamo a casa», ha detto qualche elettore mostrando la scheda elettorale alle telecamere e ai fotografi, prima di inserirla nell’urna. Che, fanno notare su Twitter, sono grossi contenitori trasparenti.

Kiev: «Altri 22 mila soldati russi»

La tensione militare tra Ucraina e Russia è ai massimi livelli. Il ministro della Difesa ucraino, Ihor Tenyukh, ha detto domenica che sono aumentate a 22.000 le unità militari russe presenti in Crimea. In altre parole il Cremlino avrebbe violato il limite di 12.500 soldati previsto dall’accordo che consente a Mosca di avere una base per la propria flotta a Sebastopoli, su Mar Nero. Si tratta, ha sottolineato il ministro, di «una brutale violazione degli accordi e della prova che la Russia ha illegalmente fatto entrare truppe nel territorio della Crimea». «Siamo di fronte a un aumento delle unità russe», ha aggiunto Tenyukh, «e le forze armate ucraine stanno prendendo misure appropriate lungo i confini a Sud».

Bocciata la risoluzione Onu

Continua insomma una pericolosa strategia della tensione. Sabato le autorità di Kiev hanno denunciato la presenza di truppe di Putin nella regione di Kherson, al confine con la Crimea. «Mosca ci invade, reagiremo», hanno detto le autorità ucraine. Il ministero degli Esteri di Kiev ha chiesto il «ritiro immediato» delle forze russe, minacciando di rispondere «con tutti i mezzi per fermare l’invasione militare». Sabato la risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro il referendum non è passata per il veto posto dalla Russia.

Strategia della tensione

Giovedì a Donetsk, nell’Est filorusso, ci sono stati due morti. Venerdì notte una misteriosa sparatoria a Kharkiv, zona russofona: un putiniano delle milizie popolari è rimasto ucciso assieme a un passante dell’ultradestra ucraina di Pravi Sektor. Il sequestro e il rilascio lampo del cappellano ortodosso della Marina di Sebastopoli, padre Mykola Kvych, minacciato da giorni. Un’incursione serale nell’hotel Mosca, nella capitale Crimea, dove dorme un centinaio di giornalisti. Oltre alle esercitazioni militari russe al confine e alle nuove incursioni («Ci sono numerosi appelli d’aiuto dei russi d’Ucraina, non possiamo ignorarli», spiega il portavoce della Duma).

Corriere della Sera