Crimea, caserme sotto assedio l’ultima resistenza dei soldati ucraini

Crimea unrest - front slide

MOSCA La Russia accelera i tempi per la soluzione del problema della presenza dei militari ucraini, asserragliati da oltre tre settimane in vari siti in Crimea. Numerosi sono gli assalti già portati a termine sia dalle milizie pro-russe che dalle forze federali in quella che è considerata l’offensiva finale.

L’ATTACCO
Alla base aerea di Belbek, a una ventina di chilometri da Sebastopoli, ieri si è sparato in aria e si sono udite delle esplosioni, riportano fonti indipendenti. Non ci sarebbero state vittime. Secondo alcuni comunicati ci dovrebbe essere stato un ferito, portato via su un’autoambulanza. Secondo altri, due. L’attacco è stato improvviso, dopo la conclusione di un ultimatum. Alcune autoblindo, dietro alle quali si sono protetti gli uomini delle unità speciali, hanno abbattuto le mura di cinta della caserma. Non volendo combattere, la maggior parte dei militari ucraini ha dato loro le spalle, radunandosi in un cortile interno senza armi. Secondo un’altra ricostruzione un gruppetto di loro compagni, che lamentano di essere stati abbandonati al loro destino dal governo di Kiev, avrebbe deciso di non arrendersi e si sarebbe ritirato in un edificio per ore. Poi è giunta la resa. Il colonnello Julij Mamchur, diventato un eroe in Ucraina, per aver affrontato senza armi, a muso duro, 10 giorni fa i parà russi davanti alle telecamere di mezzo mondo -, è stato fermato. Situazione, ugualmente seria ma meno tesa, si è registrata anche a Novofedorivka, dove gli attaccanti pro-russi hanno sparato fumogeni all’interno della locale base. I militari, fedeli a Kiev, qui si sono ritirati nella caserma del comando. Dopo aver cantato l’inno ucraino, è stato deciso di abbandonare le posizioni. Fuori li aspettavano le loro famiglie e abitanti che urlavano di “non fare sciocchezze” e che “l’Ucraina non aveva bisogno di loro”. La vicenda si è così conclusa senza spargimenti di sangue tra gli applausi e le grida “Russia, Russia”.Assalti sono in corso in tutta la Crimea. Ovunque ai militari ucraini è stata data la possibilità di scelta se arruolarsi con i vincitori oppure di lasciare la penisola. A tale proposito il ministro della Difesa russo, Serghej Shojgu, in persona ha impartito l’ordine di creare un corridoio di deflusso verso il confine settentrionale. Proprio per facilitare questa operazione Kiev ha chiuso, ieri pomeriggio alle 16,00, la futura frontiera al traffico civile dalla Crimea. Dura è stata la reazione del potere regionale di Simferopoli, che ha accusato i nuovi vicini di «provocazione» e di volontà di bloccare nella penisola i cittadini divenuti ora stranieri.

LA SCELTA
I federali hanno, intanto, comunicato che fino a venerdì su «18mila militari ucraini presenti in Crimea solo in 2mila hanno chiesto il rimpatrio». Chi se ne va via riceve ufficialmente una ricompensa monetaria, mentre chi resta vede riconosciuto il proprio grado . Entro tre mesi gli verrà assegnato un nuovo incarico.
Notizie incontrollabili girano in tutta l’Ucraina. I servizi segreti nazionali (Sbu) avrebbero arrestato 4 sabotatori in possesso di armi a Odessa. L’obiettivo era l’attacco contro una caserma e radunare un centinaio di volontari. A Kherson, non lontano dal confine con la Crimea, 300 manifestanti filo-russi sono stati fronteggiati da tremila pro-Kiev.

IL MESSAGGERO