Crescita, rischio Pil negativo anche nel secondo trimestre

TASSE SOLDI

ROMA Due notizie negative, una peggio dell’altra: la crescita continua ad essere solo una speranza, la deflazione è dietro l’angolo. A guardare i dati diffusi ieri dall’Istat su Pil e inflazione, balza subito agli occhi come il sistema Italia continui ad arrancare. Di questo passo anche il 2014 rientrerà nella lista degli anni bui, quelli del tunnel. 
RIPRESA INVISIBILE
Anche il secondo trimestre non è riuscito a ingranare. E l’Istat rivede al ribasso le sue stime: «La variazione congiunturale del Pil è prevista ricadere in un intervallo tra -0,1% e +0,3%». Ritorna quindi a fare capolino il temuto segno meno (la previsione precedente era tra +0,1 e +0,4%). Non solo: «Il Pil è previsto evolvere intorno a ritmi sostanzialmente analoghi anche nella seconda metà dell’anno in corso». Insomma, il massimo a cui possiamo aspirare è una ripresa da “prefisso telefonico”, per usare un’espressione cara al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Abbondando di condizionali, l’Istat prevede una variazione del Pil nel 2014 «debolmente positiva». «Il recupero dei ritmi di attività economica dovrebbe risultare più graduale di quanto atteso all’inizio dell’anno» spiegano all’istituto centrale di statistica. Pesano incertezza e condizioni ancora difficili sul mercato del credito, appena in miglioramento. La situazione potrebbe migliorare se le misure finalizzate a una iniezione di liquidità annunciate dalla Bce, si dovessero tradurre in una maggiore spesa in beni capitali. 
IL FANTASMA CHE SPAVENTA
A complicare il quadro – e a confermare le enormi difficoltà della nostra economia – è il dato sull’inflazione. A giugno ha rallentato ancora toccando il livello più basso da quasi cinque anni (ottobre 2009): solo +0,1% rispetto a maggio, appena +0,3% su base annua (il mese scorso era +0,5%). Prezzi fermi, quindi. Ma non è una bella notizia. Perché troppo tempo a questi livelli (come nota la Confcommercio è il decimo mese consecutivo con un’inflazione sotto l’1%) si rischia di innescare la deflazione, una pericolosissima retromarcia dell’intero sistema. I prezzi sono impallati, infatti, perché la domanda è ferma, la gente non consuma. Nonostante il bonus di 80 euro (a giugno è andato via soprattutto per pagare bollette e tasse). E se non si consuma, le fabbriche non producono e quindi chiudono e quindi aumenta la disoccupazione. Insomma, un circolo vizioso da paura. Lo scenario è ancora è più preoccupante se si guardano le varie voci all’interno del dato generale. Il cosiddetto ”carrello della spesa“ (alimentari, prodotti per la cura della persona e della casa) è sempre più vuoto e così i prezzi a giugno sono calati dello 0,5% rispetto allo stesso mese del 2013, facendo un balzo all’indietro di quasi 17 anni (settembre ’97). I soli alimentari sono arretrati dello 0,6%. Crollo vistosissimo delle spese per le comunicazioni (-8,6% su base annua, -0,4% mensile). Hanno compensato i rialzi (stagionali) dei trasporti (+1,3%) e quelli per l’istruzione. 

IL MESSAGGERO