Cottarelli boccia il finanziamento ai partiti

COTTARELLI

Novecento milioni di minori costi per la politica in tre anni. Il piano di tagli alla spesa pubblica presentato dal commissario Carlo Cottarelli passa anche da qui. Nel documento presentato al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, Cottarelli non è sceso nel dettaglio, ma ha indicato una chiara road map.

Nel mirino della spending review sono finiti da un lato i partiti politici – con un nuovo taglio al finanziamento pubblico – ed enti locali; dall’altro gli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale. Tra le pagine della proposta di Cottarelli si legge di una sforbiciata ai Comuni, Regioni e partiti dai 200 milioni di quest’anno ai 400 nel 2016, passando per i 300 milioni del 2015.

Cottarelli boccia di fatto il decreto legge che ha rimodulato il finanziamento ai partiti ed è diventato norma dello Stato solo un mese fa, tra le proteste del Movimento5Stelle. Quel testo prevede un atterraggio morbido per i partiti, che di fatto hanno tre anni ancora prima di veder sparire l’afflusso di soldi pubblici nelle tesorerie delle sezioni. Come compensazione riceveranno, questa volta su base volontaria dei cittadini, la quota del 2 per mille del reddito Irpef da parte dei contribuenti che la vorranno devolvere. Cottarelli chiede uno sforzo ulteriore, probabilmente da interpretare come un’accelerazione dei tempi di riduzione del finanziamento pubblico, scrivendo che questo deve essere ancora ridotto “rispetto al dl approvato”.

Quanto agli Enti locali, le economie indicate dal Commissario derivano dall’unione dei Comuni sotto i 5mila abitanti e dalla riduzione sia dei loro consiglieri che degli assegni che percepiscono; discorso simile per le Regioni, per le quali si chiede una “ulteriore riduzione” dei consiglieri e dei loro vitalizi, con un monitoraggio stretto che “eviti l’aggiramento delle misure (come nel caso delle misure introdotte dal governo Monti)”. Ai tecnici del Comitato interministeriale deve essere quindi noto che quanto legiferato recentemente non ha trovato applicazione nei fatti. Da ultimo, ma segnalato in grassetto nelle slide, si legge la proposta di “divieto di cumulo di pensioni con le retribuzioni offerte dalla carica pubblica”.

Per quanto riguarda la spesa degli Organi Costituzionali, Cottarelli vuole portarla a 1,9 miliardi entro il 2016, di fatto tagliandola del 25% nel triennio dai 2,4 miliardi attuali: “Dal 2009 – si legge nel documento – non c’è stata alcuna riduzione della spesa contro un calo del 10% delle amministrazioni centrali”. Anche il Commissario, come vuole Matteo Renzi, dà per scontata la revisione del Senato, tanto che nelle sue stime ne include “la trasformazione”.

Tra le altre misure proposte, suggestiva anche quella che prevede la riduzione dei costi della riscossione fiscale, che a regime può garantire 400 milioni alle casse dello Stato. Ora, ricostruisce Cottarelli, famiglie e imprese versano le tasse in banca, e questa trasferisce i soldi a Bankitalia dietro il pagamento di una provvigione. Per Cottarelli, il Tesoro dovrebbe aprire ora conti correnti presso le stesse banche commerciali, anche in linea con le raccomandazioni della Bce. Un software di “cash pooling”, cioè di gestione unitaria della cassa, permetterebbe di gestire questa tesoreria ‘diffusa’ come fosse un conto unico, con l’effetto di risparmiare sulle provvigioni agli istituti.

LA REPUBBLICA