Così Renzi cambia l’Italicum «Ma il Colle è un’altra partita»

MATTEO RENZI 3

«Rispetteremo i tempi. Berlusconi ha una sola possibilità per rimanere in partita ed è quella di non rompere gli accordi». Nella girandola di incontri che ha avuto ieri pomeriggio prima del vertice serale, Matteo Renzi ha fatto sfoggio di una buona dose di determinazione mista alla convinzione che alla fine il Cavaliere non romperà il patto.
Tenere insieme la maggioranza e in piedi il patto del Nazareno rivisitato con il premio alla lista, è l’obiettivo che il presidente del Consiglio vede a portata di mano e che ha spiegato ieri prima a Pier Ferdinando Casini e poi ad Angelino Alfano. Il leader dell’Ncd è andato a colloquio con il premier prima del summit serale al quale hanno preso parte anche gli altri esponenti della maggioranza. Ai piccoli Renzi promette uno sbarramento tra il 3 e il 4 per cento e a Berlusconi la clausola di garanzia secondo la quale la nuova legge elettorale non si applica al Senato e che quindi occorrerà attendere il completamento delle riforme costituzionali prima di poter sciogliere le camere.
INTRECCI

Il presidente del Consiglio ha fretta. La legge elettorale rientra tra gli impegni assunti con il Parlamento e con gli elettori al momento dell’insediamento del governo, ed è attesa nelle principali cancellerie, europee e non, come segno della leadership del Rottamatore e della volontà dell’Italia di voltar pagina. A tutto ciò si è aggiunto nei giorni scorsi il riprendere quota di indiscrezioni su possibili dimissioni entro l’anno del capo dello Stato. La voce, ridimensionata poi dal Quirinale, ha rischiato di far intrecciare la partita dell’Italicum con quella del successore di Giorgio Napolitano. Un cortocircuito per ora scongiurato vista la determinazione di Renzi di tenere separate le due questioni e la fermezza con la quale il presidente della Repubblica ha rivendicato a sé la scelta dei tempi. Resta il fatto che Renzi, prima di convincere Berlusconi, ha convinto l’elettorato di centrodestra dell’esigenza, per un Paese come il nostro, di dotarsi di una legge elettorale dopo la bocciatura del Porcellum da parte della Consulta. Analoga insidia sul proprio elettorato è stata avvertita dal M5S. A tal punto che Grillo, per frenare gli entusiasmi di coloro che hanno interpretato l’accordo sui giudici costituzionali come avvio di una nuova stagione di dialogo con il Pd, ha dato ordine di presentare un esposto-denuncia contro il patto del Nazareno. La chiusura, prima dell’inaugurazione, del forno pentastellato aiuta il Cavaliere che oggi riunirà l’ufficio di presidenza di FI in modo da presentarsi all’appuntamento con i gruppi parlamentari con un orientamento già definito. Più o meno lo stesso farà Renzi con la direzione del Pd convocata per mercoledì.
CRISI

Scongiurato il rischio di un voto anticipato in primavera, Berlusconi ha interesse a mantenersi interlocutore privilegiato dell’attuale maggioranza anche in vista del cambio al Quirinale e anche a costo di perdere qualcuno dei suoi. Non solo. L’ex premier, che a febbraio terminerà i servizi sociali, è convinto – e le previsioni di Moody’s sembrano dargli ragione – che la situazione economica del nostro Paese è destinata a peggiorare il prossimo anno e che il governo dovrà metter mano ad interventi sull’economia ben più pesanti di quelli previsti nella legge di stabilità in corso di approvazione. Tutto ciò consolida nel Cavaliere la convinzione che «Renzi avrà bisogno dei nostri voti, e non solo per le riforme istituzionali».

Il Messaggero