Coppa Italia, Napoli-Inter come l’anno scorso. E Higuain fa paura a Mancini

HIGUAIN_GONZALO

L’anno scorso, più o meno di questi tempi, Roberto Mancini si presentava davanti alla tv con le braccia allargate della rassegnazione: “Concedere gol così è allucinante, non ricordo da quanto tempo non perdevo due o tre partite di seguito: saranno passati dieci anni”. Poco prima, cioè al 93′ di Napoli-Inter, quarti di finale di Coppa Italia, Higuain aveva segnato il gol decisivo sugli sviluppi di una rimessa laterale: Ranocchia aveva “dimenticato” di seguirlo. Quasi dodici mesi più tardi (domani alle 20.45) si rigioca la stessa partita: il Pipita continua a segnare gol decisivi e due dei 20 in campionato li ha fatti proprio all’Inter nella notte che regalò il primo sorpasso a Sarri; Ranocchia l’ha “dimenticato” Mancini che gli ha fatto giocare due partite da titolare in tutta la stagione; infine l’allenatore, pur non usando più la parola “pollastri”, sabato è appena tornato a bacchettare, per usare un eufemismo, i propri calciatori: “Devono fare di più: siamo quelli che sbagliamo più passaggi e bisogna fare più gol”.

MOMENTI OPPOSTI — L’Inter, reduce dal deludente pareggio con l’Atalanta, vive la fase più delicata della sua stagione: dopo aver condotto a lungo in campionato, ora si ritrova a -4 dal Napoli con un gioco che stenta a decollare e una condizione apparentemente non eccelsa. Gli azzurri, al contrario, hanno legittimato l’effimero titolo di campione di inverno battendo anche il Sassuolo, possono contare sull’entusiasmo contagioso della piazza, ma soprattutto su un gioco consolidato che non è nato “un giorno all’improvviso”, come l’amore della città nell’ormai celebre coro del San Paolo, ma in ritiro con Sarri, passo dopo passo.

LE SCELTE — Nel lontano 1997 la passione dei tifosi in uno stadio tutto esaurito fu probabilmente decisiva nello spingere un Napoli non eccezionale alla finale di Coppa Italia eliminando l’Inter ai rigori. Domani, però, al San Paolo ci saranno al massimo 30 mile persone. Del resto, anche in campo, non ci saranno i titolarissimi: Sarri potrebbe confermare Chiriches, stavolta accanto a Koulibaly (con Albiol in panchina) e rilanciare Maggio a destra, mentre a centrocampo sicuramente darà spazio a Valdifiori al posto di Jorginho e davanti, con El Kaddouri, Mertens e Gabbiadini che chiedono spazio, qualcuno riposerà. Non Higuain, probabilmente, perché oggi sarebbe troppo difficile fare a meno di lui. Nell’Inter torna Felipe Melo che ha già scontato le tre giornate di squalifica in campionato e potrà riassaporare il campo: nel nome del turnover l’eroe di Bergamo (e di tante altre gare) Handanovic potrebbe fare posto a Carrizo, mentre Nagatomo, Juan Jesus, Perisic, Kondogbia e magari anche Palacio (se dovessero riposare due tra Icardi, Jovetic e Ljajic, ma è poco probabile) dovrebbero essere gli uomini rilanciati da Mancini. La Coppa Italia non è certo l’obiettivo principale, ma quella del 2006, a detta dell’allenatore, aiutò l’Inter ad acquisire la mentalità vincente poi decisiva per altri 5 anni. Un titolo, del resto, non si butta via.

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