Contro il Lione in palio l’Europa e un primato doc

Antonio Conte

Se stasera non perde, la Juventus sarà la prima squadra italiana in assoluto a entrare in una semifinale di Europa League. Sei anni fa, quando ci arrivò la Fiorentina, la competizione si chiamava infatti ancora Coppa Uefa. È invece dal 2003 che il club più popolare d’Italia non entra fra le magnifiche quattro di un grande torneo internazionale: l’allora banda Lippi raggiunse poi la finale di Champions League, perdendola però ai rigori, contro il Milan. Bei tempi, con tre squadre italiane (c’era pure l’Inter) nelle semifinali del trofeo più nobile a livello di club. Abbondanza non ipotizzabile oggi, con la Juventus chiamata ad andare in fondo all’Europa League anche per arginare l’assalto del Portogallo (Benfica e Porto in piena corsa) in un ranking Uefa che ci vede già nettamente dietro a Spagna, Inghilterra e Germania.

Toccare ferro Basta appunto non perdere per restare in Europa, e in questa stagione nessuno è mai riuscito a violare lo Juventus Stadium: 16 vittorie in altrettante gare di campionato; comodo successo in Coppa Italia sull’Avellino; una vittoria e due pareggi (uno dei quali contro il Real Madrid) in Champions League; infine una vittoria (Trabzonspor) e un pareggio (Fiorentina) in Europa League. Il 10 aprile è però una data che autorizza il popolo bianconero a ogni forma accettabile di scaramanzia: esattamente un anno fa, la Juve subiva infatti l’ultima sconfitta interna, 0-2 contro il Bayern Monaco, gara di ritorno dei quarti di Champions League. «Abbiamo un buon vantaggio e una gran voglia di andare avanti – dice Conte –. Sarebbe importante per tutto il calcio italiano. In ogni modo, occhio a dare per scontata la qualificazione. Servirà la miglior Juve». La solita Juve, secondo il tecnico leccese, perché «noi non siamo abituati a speculare sul risultato. Faremo allora la partita, cercando di iniziare subito forte per metterci presto al sicuro. Stare dietro ad aspettare è un atteggiamento che non vedrete mai nelle mie squadre». Pronta una Juventus con quasi tutti i big titolari, «ma d’ora in poi non parliamo più di turnover, preferisco il concetto di rotazioni. Siamo a fine stagione, mancano poche gare, qui si tratta di schierare la squadra migliore per passare il turno. Arrivati a questo punto va trovata la chiave di lettura più adatta, vanno individuati i giocatori che possono dare garanzie massime non solo dal punto di vista fisico, ma anche sotto il profilo psicologico».

Tabù Tevez In panchina non dovrebbe finirci Tevez, a digiuno da cinque anni nelle competizioni internazionali, e dunque intenzionato a non «bigiare» il Lione nonostante qualche fastidioso problema fisico. Conte prende però tempo almeno fino a questa mattina: «Lo stiamo in effetti preservando, nelle ultime gare Carlos non è mai andato oltre l’ora di gioco: ha a che fare con un problema al tendine e un affaticamento all’adduttore. L’argentino ha un grande peso nelle squadra, e ascolterò anche le sue sensazioni. Ma dopo l’ultimo allenamento (appunto in mattinata) deciderò solo io. Vediamo cosa mi dirà la vocina…».

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