Continua la fuga dei terroristi caccia all’uomo nella foresta

Cherif e Said Kouchi

Una foresta, una cava, una fattoria. La più incredibili delle cacce all’uomo, per la seconda notte di seguito, è in corso nel Nord Est della Francia, a una settantina di chilometri da Parigi, dopo la Val d’Oise, ormai in piena Piccardia. I trecento paesani stanno barricati in casa, così ha ordinato la polizia francese, fra Crepy en Valois e Corchy, tredicimila ettari di campagne che i reparti speciali stanno battendo palmo a palmo, con un senso crescente di impotenza.
RAPINA DAL BENZINAIO

Perché lì, tra Longpont e Vauciennes, dovrebbero essersi rifugiati Cherif e Said Kouchi, i due fratelli franco algerini fortemente sospettati, a questo punto molto fortemente, di essere gli autori della strage di Charlie Hebdo. Le teste di cuoio dovrebbero aver recuperato qua e là tracce del loro passaggio, ma questo non può bastare. Come non basta la lucida, coraggiosa testimonianza di un benzinario di Bouziers, proprio lì vicino. Li ha visti arrivare nella sua stazione di servizio a metà mattinata, intorno alle dieci e mezza, rapinare noncuranti cibo e carburante e poi fuggire. Ma ha fatto in tempo a riconoscerli perché bene impresse gli erano rimaste le facce pubblicate da tutti i giornali del mondo, perché nell’auto, la Clio grigia rubata a Porte de Pantin ha potuto notare due bandiere della Jihad, una decina di bottiglie molotov e perfino un lanciarazzi. Più prezioso di così non poteva essere, ma non è bastato neanche questo. La Clio grigia è stata ritrovata poco lontano, loro due non c’erano ormai più.
FUGA DI NOTIZIE

Alla fine della giornata, la caccia viene sospesa, gli agenti ricevono l’ordine di interrompere le ricerche nella foresta e di ritirarsi. Poi però, nella notte, dagli Stati Uniti la rete televisiva Cnn lancia la notizia: i due sarebbero stati avvistati dagli elicotteri. Se un’indagine così convulsa e confusa fosse stata condotta da noi in Italia saremmo già qui a parlare di fallimento. I francesi, invece, stringono le file e vanno avanti. Il premier Valls tira le orechie ai media di buon mattino, perché davvero ne hanno tirate fuori troppe, e una diversa dall’altra. Ma non riesce ad arginare la marea montante delle indiscrezioni, delle fughe di notizie minuto per minuto. A gettare sale sulla ferita ci pensano anche le tv americane, forti di informazioni che presumibilmente arrivano direttamente da Washington. Il risultato è un disastro. Come un disastro è stata tutta la giornata per la Francia intera. Segnata da un altro morto, una poliziotta uccisa alle otto del mattino all’altro capo di Parigi, a sud, in una sparatoria a Montrouge. Ferito l’agente che era con lei, fuggito l’uomo che ha sparato. Un fantasma anche lui a questo punto, e qualcuno già immagina che si tratti del misterioso terzo complice dei fratelli Kouachi. E comunque sarebbero tre gli assassini che circolano ancora indisturbati nel cuore del Paese: una tensione insopportabile.
L’ALIBI DEL RAGAZZINO

Perché il ragazzino di 18 anni che si è costituito l’altra notte ha fatto presto a uscire da queste indagini, a dimostrare che lui, la mattina della strage, era proprio a scuola. Un’altra beffa per gli investigatori, un altro clamoroso passo indietro. Ancora più clamoroso se si considerano le forze messe in campo: 55mila agenti e 33mila gendarmi, in tutto 88mila mila uomini. E le misure decise: c’è stato un momento, intorno alle 12 di ieri, in cui tutte le vie d’accesso a Parigi erano chiuse. Una metropoli isolata dal resto del mondo.
PAESE INCOLLATO ALLA TV

Le immagini delle tv, a sera, rilanciano la fotografia di queste indagini che non sono ancora arrivate da nessuna parte: l’impiego dei cani, il montaggio dei gruppi elettrogeni nella foresta, i fucili sempre inutilmente puntati. E loro, Cherif e Said, che continuano a farsi gioco della Francia intera, ancora incapucciati come li ripresero le telecamere durante la strage, ancora decisi a tutto. Ma quanto potranno resistere ancora?

Il Messaggero