«Conti difficili, ma dallo spread 5 miliardi»

Padoan

ROMA La variazione del Pil avrà segno negativo nel 2014, e la situazione dei conti pubblici è molto difficile. Ma un aiuto al governo arriverà dal calo dei rendimenti dei titoli di Stato (e di conseguenza dello spread con quelli tedeschi), che permetterà di risparmiare 5 miliardi quest’anno e darà una bella mano anche per la legge di Stabilità. La sintesi è del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che interviene in tv a Porta a Porta nello stesso giorno in cui viene annunciato il piano di revisione della spesa che riguarda lo stesso dicastero di Via Venti Settembre: saltano 139 posizioni dirigenziali (scendono da 712 a 573) e a partire dal prossimo 1 febbraio verranno soppresse dieci sedi territoriali della Ragioneria dello Stato (Biella, Crotone, Enna, Lecco, Lodi, Massa Carrara, Prato, Rimini, Verbania, Vibo Valentia).
Il riconoscimento da parte del ministro che ci sarà probabilmente un altro anno di recessione (anche se decisamente meno intensa di quella registrata nel 2013) arriva dopo che le principali organizzazioni internazionali e italiane, da ultimo Confindustria, si erano espresse in questo senso. L’economia «risalirà già dall’anno prossimo e in misura crescente negli anni successivi».
In questa situazione «i vincoli sono stretti» e la legge di Stabilità si presenta «molto difficile»: dunque l’impegno a ridurre ulteriormente il carico fiscale (oltre alla conferma del bonus 80 euro), a partire dall’Irap per le imprese, resta tutto da verificare. Il ministro ha sostanzialmente confermato l’ordine di grandezza indicato dal premier, 20 miliardi di minore spesa: «È una cifra che galleggia nell’aria» ha spiegato aggiungendo però una precisazione importante. Quella somma non verrà tutta da riduzioni di spesa in senso stretto: oltre ai tagli ci saranno «efficienze dal lato delle entrate» (espressione che allude ala lotta all’evasione ma anche alla revisione delle agevolazioni fiscali) e «ritorni importanti dall’abbattimento dell’onere del debito». Quest’ultima voce si riferisce alla minor spesa per interessi, che per il 2014 il ministro ha quantificato in 5 miliardi e si propagherà ovviamente agli anni successivi anche se il calo dello spread «non va dato per scontato» perché «i mercati cambiano idea».
IL PUZZLE DEI SALARI
Intanto il governo è ancora alle prese con la difficile composizione del puzzle che riguarda lo sblocco dei tetti salariali delle forze di polizia. Fonti del Viminale parlano di «soluzione ormai imminente». Ma i giorni passano e l’enigma non si scioglie. Per il biennio 2014-2015 servono 1,2 miliardi per risolvere integralmente la questione allineando i trattamenti economici oggi in ritardo rispetto alle effettive mansioni svolte da decine di migliaia di uomini e donne in divisa. Al momento l’esecutivo ha tra le mani soltanto 400 milioni da spalmare su due esercizi. Vale a dire 250 per gli ultimi tre mesi di quest’anno e altri 150 per il tutto il 2015. L’obiettivo è raddoppiare la consistenza del piatto per arrivare almeno a quota 800 milioni per avviare così il piano messo a punto da ministero degli Esteri e delle Difesa. Vale a dire un percorso a tappe spalmato su 2-3 anni per cancellare la cosiddetta questione delle promozioni bianche che, solo nella polizia di Stato, blocca dal 2010 i diritti salariali di 30 mila persone. Il problema di fondo, ovviamente, sono le coperture. Più della metà dei 400 milioni già reperiti sono il frutto di una dolorosa operazione di blocco del turn over.
Per i soldi che mancano, al Viminale confidano negli effetti della spending review che deve asciugare i 20 miliardi di spesa stimata dalla ragioneria dello Stato. I fari dei ministri Alfano e Pinotti, sono accessi anche sul Fug, il fondo unico di giustizia nel quale confluiscono i beni sequestrati alla malavita. Un salvadanaio da 3,5 miliardi dal quale si può però prelevare solo in parte.

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