Conte: “Non ci aiuta nessuno e dobbiamo fare da soli”

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Ma con chi ce l’ha Antonio Conte? E’ questa la domanda che attraversa tutto l’ambiente della Nazionale nel martedì genovese: sfuriata prima di pranzo, bis alla fine di Italia-Albania, tris in conferenza stampa prima di lasciare il Ferraris. Con tutto il repertorio delle grandi occasioni: urla a voce strozzata, sguardo deciso e una serie di “volete capirlo o no?” che la dicono lunga sulla frustrazione del momento. “E’ più difficile del previsto”, dice, riferendosi al suo ruolo.
L’INNOMINABILE — Di sicuro non ce l’ha coi giocatori: “Hanno lavorato duro con me e lo devono fare in 7, 8, 9 giorni al massimo. Okaka ne è un esempio, ha fame, ha iniziato subito a fare le cose che chiedo, aumentare la competizione per il posto da titolare fa solo bene”. Tra i convocati stavolta c’era anche Balotelli, ma Conte s’inalbera appena viene nominato: “Con tutti i problemi che abbiamo, ancora parliamo di lui? Se va in discoteca o no? Io sto cercando di salvare un prodotto che sta andando in estinzione, è chiaro?”. Come aveva detto nella mattinata. Parole niente affatto tenere: “Non ho la presunzione di poterlo cambiare io; se già altri allenatori in passato non ce l’hanno fatta, dovrà rendersene conto lui stesso. Ma io non ho tanto tempo, e per certe cose ne serve”.
PROBLEMI — Conte prima del match di genova aveva criticato l’intero movimento calcistico italiano. E in serata fa altrettanto, rifiutandosi però di indirizzare meglio i suoi strali (dirigenti dei club? Qualcuno in federazione o negli organi che governano il calcio?): “Queste mie parole vogliono essere una pietra che tiro, chi deve capire… capirà. Mi si chiede di dare un’impronta nuova, ma poi devo essere messo nelle condizioni di farlo. Se non posso lavorare con questo gruppo per i prossimi quattro mesi è un problema. Sono qui per incidere, l’ho già fatto con 5 vittorie e 1 pareggio in 6 partite, ma se non posso incidere è un problema grosso”.
MAL DI PANCIA? — Alla domanda se questa frase possa essere interpretata come un “mal di pancia” simile a quelli che lo portarono a lasciare la Juve, il c.t. precisa meglio il suo pensiero. “Non voglio che sia un punto di rottura, ma di costruzione – dice -. Qualcuno deve iniziare a dire queste cose, per evitare che si metta la testa sotto la sabbia e si finga di non vedere ciò che è lampante. Lo dico apposta adesso che veniamo da tanti risultati utili. Ci vuole più amore per questa Nazionale. In tre mesi di lavoro e tre raduni, invece, ho capito che viene vissuta come un fastidio. Qualcuno storce il naso anche se parlo di intensità nei pochi giorni in cui ho i ragazzi a disposizione”.
SOLI — Dobbiamo fare da soli”, gli esce di bocca a caldo, a fine match. Poi rincara la dose, dopo una manciata di minuti, riprendendo il concetto forte con cui aveva aperto la giornata: “C’è poca collaborazione nei confronti di questa squadra. E’ cambiato solo l’allenatore, i problemi sono rimasti tutti lì. Si parla tanto di rilanciare il movimento e poi non si fa nulla, come se fossimo ancora i migliori al mondo. E’ ora che tutti vedano a che punto siamo. E che si cominci a lavorare per davvero, perché io so fare solo questo e non sono venuto qui a perdere tempo”.
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