Conte, debutto da applausi

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Ok, fateci giocare subito un altro Mondiale. Sfruttiamo il momento. In quattro giorni Antonio Conte ha creato una squadra, in dieci minuti gli azzurri hanno rispedito a casa l’Olanda terza in Brasile: 2-0. Se poi potessimo avere sempre Martins Indi al centro della difesa avversaria, ancora meglio. L’Italia a Bari spazza via le macerie di Mangaratiba e costruisce le fondamenta di una squadra che potrebbe darci soddisfazioni. Tutto troppo bello e troppo in fretta per essere vero, ma stasera non si può che celebrare l’ItalConte e vedere il futuro un po’ più rosa. O almeno arancione, perché la squadra di Hiddink ci ha dato una mano.

SEGNALI DI SQUADRA — Bisogna fare una tara, perché dopo 10’ la partita è finita, gli avversari sono in 10 e sotto 2-0, ma i segnali sono buoni. Anche senza Pirlo, si vedono lanci per le punte e per gli esterni. Squadra corta e ordinata, difesa che concede il primo tiro, a Van Persie, a inizio ripresa. Attacco che corre (Balo in questo senso non manca affatto), pressa e cerca il dialogo. Esterni che salgono e chiudono in ripiegamento (De Sciglio si becca gli applausi per una chiusura su Kuyt). Non sarà il “prodotto finito”, ma sembra già la prima Juve, quella che veniva dai settimi posti, quella con poche certezze e tanta voglia.

10′ DI GOL — E poi facciamo gol, cosa che non ci era riuscita nelle ultime due in Brasile: tre minuti è il tabù dei debutti non-vincenti dei nostri c.t. si allontana. Lancio di Bonucci (un classicone in bianconero), gran stop di Immobile che poi supera Cillessen in uscita e infila. I quasi 50mila di Bari esplodono, De Vrij e Martins Indi si dividono le colpe. Van Gaal non era un “pirla” a piazzare un terzo centrale. Ma Martins Indi, l’uomo dagli occhi spiritati, ci tiene alla palma di peggiore: al 9’ lancio di De Rossi, lui fa partire Zaza e poi lo affossa. De Rossi spiazza Cillissen dal dischetto. Saluti agli oranje, a quel punto non resta che vedere Zaza fallire il 3-0 (unica pecca di una gran partita) e vedere se ci “siederemo” sul doppio vantaggio. Non si siede nessuno, Conte ha tolto le sedie.

UOMINI — La prima creatura del nuovo c.t. è a sua immagine e somiglianza, cioè con un 3-5-2 in cui gli esterni, specie Darmian, sono sulla linea degli attaccanti quando la palla è azzurra. La sorpresa è il pretoriano Giaccherini, 21’ giocati in Premier col Sunderland (3 gare) ma probabilmente più in palla rispetto a Poli. E poi è un fedelissimo di Conte, che si “stracciò le vesti” quando la società lo cedette. Lui e Marchisio interni, nel settore più caro a Conte, con De Rossi play centrale. Eterno capitan-Futuro nella Roma, si prende la fascia qui. E si prende anche tutta la libertà che l’Olanda gli concede. Non lo pressa nessuno, e così ha tempo per pensare e lanciare. Si diverte, con le chiavi in mano. Davanti, Immobile e Zaza fanno movimento continuo, garantendo soluzioni e pressando un’Olanda su cui Hiddink dovrà lavorare parecchio (con Strootman, Robben e Vlaar sarà più facile).

VERSO OSLO — Nella ripresa i sei cambi preventivati arrivano tutti: e se Verratti non riesce a farsi notare, Destro sfiora il gol di testa, mentre Pasqual mostra gamba e iniziative. Comunque, con Conte sempre in piedi, non cambiamo fisionomia e non scendiamo di troppi giri. Ora missione Norvegia, che conta davvero. Il Mondiale non ce lo fanno giocare subito. Iniziamo a incamminarci verso l’Europeo.

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