Consulta, Catricalà si ritira. Il Pd resta su Violante

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Antonio Catricalà si è ritirato dalla corsa per l’elezione a giudice della Corte costituzionale. Dopo la fumata nera di ieri in Parlamento e la spaccatura dentro Fi tra il suo nome, che ha raccolto ‘solo’ 368 voti, e quello di Donato Bruno, che ne ha presi 120, l’ex vice ministro del governo Letta e sottosegretario del governo Monti, molto vicino a Gianni Letta, ha deciso di fare un passo indietro. “Ringrazio i parlamentari che mi hanno votato ma chiedo loro di non sostenere ulteriormente la mia candidatura”, ha spiegato, “non vorrei mettere a rischio la mia immagine professionale e spero che il Parlamento possa più facilmente superare le contrapposizioni che hanno finora ostacolato l’elezione dei due giudici costituzionali”.

Il Pd invece resta su Luciano Violante. “Al momento non ci sono novità, se loro cambiano nome non vuole dire che noi dobbiamo cambiare il nostro che resta Luciano Violante”, spiegano dai gruppi parlamentari ricordando che ieri nell’ultima votazione l’ex presidente della Camera aveva registrato un consenso decisamente ampio: 458 voti, solo un centinaio in meno di quelli richiesti dal quorum dei tre quinti. Anzi: “Violante non è passato finora per le divisioni interne a Fi, tanto che su alcune schede venivano indicati come candidati sia Catricalà che Bruno, sottraendo voti a lui”, spiegano fonti parlamentari del Pd. Insomma, almeno fino alla votazione di lunedì il candidato dei Democratici resta Violante. Aspettando le decisioni di Fi: superato lo scoglio rappresentato da Niccolò Ghedini, infatti, i dem erano e restano aperti a qualunque nome che verrà fatto dal partito di Silvio Berlusconi.

Gli azzurri sembrano intenzionati a cercare una “terza via” per superare le divisioni interne in vista della votazione, la decima, del Parlamento in seduta comune, già fissata per lunedì pomeriggio, e su cui i presidenti delle Camere Grasso e Boldrini puntano molto per superare l’impasse: “un esito positivo è assolutamente urgente”, hanno ammonito ieri. Spargono ottimismo i due capigruppo azzurri: “Forza Italia è unita attorno al proprio leader, il presidente Silvio Berlusconi, per la scelta di un nuovo candidato – ha assicurato Paolo Romani -, di pari levatura e preparazione, che raccolga il favore di tutto il Parlamento”.

“Forza Italia, ne sono certo, riuscirà ad individuare una nuova e adeguata personalità da proporre al Parlamento. Il tutto senza strappi o divisioni”, gli ha fatto eco Renato Brunetta.

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