Confindustria: crescita zero nel 2014

CRISI 1

Niente ripresa. Nessuna crescita del Pil, nemmeno a livello «dei prefissi telefonici» (ovvero dello zero virgola qualcosina), che già non facevano fare salti di gioia al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. L’ultimo report, diffuso ieri, del centro studi dell’associazione degli industriali italiani spegne ogni pur minima speranza: nel 2014 il Pil italiano resterà ancorato allo zero. O forse peggio. Altro che aumento dello 0,8% stimato dal governo e non ancora rettificato. . 
La parola «crisi», per gli economisti di Confindustria, continua a farla da padrona: «Se nell’Eurozona la ripresa appena partita è già in affanno in Italia non è nemmeno ancora cominciata». Il nostro Paese «era in crisi prima della crisi e continua a esserlo. Gli ultimi dati confermano la dinamica piatta del Pil nel 2014». Prendiamo la produzione industriale: a giugno la stima Csc indica un dato buono, +0,7% su maggio. E mano male, perché così il danno sul secondo trimestre si riduce, portandolo a chiudere a -0,5%. «Contrazione coerente con un Pil piatto (-0,1% nel 1° trimestre)» sottolineano gli economisti di viale dell’Astronomia. In un anno sono rimaste sul campo morte stecchite ben l’1,2% delle imprese manifatturiere. 
EXPORT IN DIFFICOLTÀ

I dati ufficiali Istat sul secondo trimestre ancora non ci sono, ma ieri l’istituto nazionale di statistica ha diffuso quelli preliminari sull’export extra-Ue a giugno: -4,3% rispetto a maggio; -2,8% su base annua. La bilancia commerciale rimane in surplus di 2,2 miliardi di euro, ma il rallentamento delle vendite dei nostri prodotti anche nei mercati che tirano è un segnale da non sottovalutare. Così come non aiuterebbe una eventuale decelerazione della crescita nei Paesi che da sempre sono uno dei principali nostri mercati di sbocco, come gli Stati Uniti ad esempio. Per ora non è così: a giugno il nostro export in Usa è aumentato del 15,6%. Ma nei prossimi mesi? Ieri il Fmi ha tagliato le stime di crescita Usa per l’intero 2014, portandole a +1,7%. Magari ce l’avessimo noi, viene da pensare. Ma si tratta di un ribasso notevole, visto che ad aprile lo stesso Fmi stimava un rimbalzo del Pil Usa a +2,8%, già ridimensionato a giugno al 2%. La nuova previsione quindi è una evidente decelerazione, che potrebbe avere riflessi negativi a catena. 
IL BUCO NERO

Di certo non possiamo contare sull’Eurozona, che Confindustria definisce «il buco nero della crescita mondiale». L’analisi mette in evidenza «i divari sempre meno sostenibili» con «la lista dei paesi che stentano a ritrovare il rilancio che va ben oltre i soliti noti». Confindustria segnala «la sempre più palese contraddizione tra una BCE che fa tutto quel che può per contrastare la minaccia di deflazione e tutte le altre politiche che verso la deflazione spingono, sia come meccanismo di aggiustamento degli squilibri competitivi sia come conseguenza delle restrizioni dei bilanci pubblici». «Il disordine nei conti – spiega Confindustria – c’è anche con un eccessivo surplus, come in Germania, negli scambi con l’estero». Tra l’altro, secondo le ultime stime della Bundesbank, anche la Germania inizia a frenare la sua corsa. Continua invece a migliorare la Spagna: il secondo trimestre si chiude con un Pil a +0,5% in miglioramento di un decimo rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Una performance che ci fa capire come uscire dalla crisi non è impossibile, anche se – nota Confindustria – «partendo da fermi l’impresa è più difficile». Visto che sul 2014 ormai c’è poco da fare «bisogna puntare al 2015,lavorando fin dalla metà di quest’anno». Le linee di azione, per l’associazione guidata da Giorgio Squinzi, sono chiare: occorre agire «in prima battuta sul credito, sulla competitività e sugli investimenti pubblici». E lavorare «con ancor più lena sui molti fronti delle riforme, per restituire fiducia alle famiglie e alle imprese». 

Il Messaggero