Concordia in viaggio verso l’ultimo porto

Costa_Concordia

Roba da stropicciarsi gli occhi: la Concordia non c’è più. Se ne è andata in un caldo mattino di luglio, come una vecchia nobildonna caduta in miseria, presa per mano da due rimorchiatori oceanici arrivati a farle da dame di compagnia. Una virata secca di novanta gradi, la prua tutta verso l’Argentario, e via in mare aperto, per l’ultima volta nella sua poco onorevole vita. Uno spettacolo mai visto al mondo. 
LE LACRIME DI SLOANE

Se non ci fossero di mezzo i trentadue morti di quella notte – e chi li dimentica? la mamma siciliana, la piccola Daiana, il musicista pugliese, la coppia di francesi e tutti gli altri – potremmo star qui solo parlare dell’ingegno umano, del fantastico lavoro di squadra, dell’intuizione di un drappello di visionari che prima l’ha strappata ai fondali di Punta Gabbianara, poi l’ha riportata in linea di galleggiamento e infine l’ha rimessa in viaggio. Chi ci avrebbe scommesso? Ci ha puntato tutte le fiches della sua vita, invece, Nick Sloane, il senior salvage master della Titan Micoperi, il sudafricano specialista nel recupero di relitti, che ieri mattina alle sei, davanti al solito cappuccino al bar Fausto, per la prima volta ha pianto, le prime calde lacrime di uomo che fin qui non se le era potute permettere. L’aspettava un battellino sulla banchina per l’ultimo decisivo sopralluogo in cima al ponte sei. La giornata poteva cominciare. Due ore abbondanti di test e alla nove meno un quarto il via alle operazioni. L’isola fremeva nell’attesa. Alle nove e otto minuti le prime sirene delle imbarcazioni rimaste in porto, sirene di festa perché la Concordia aveva cominciato a rotare. A seguire, come fuochi d’artificio ma con il sole alto in cielo, spruzzi d’acqua alti 20-30 metri dai rimorchiatori posizionati attorno alla nave. Una festa anche questa. E alle dieci e qualche minuto, finalmente, le campane di don Lorenzo, dalla chiesa di Giglio Porto: la Concordia s’era mossa davvero, accompagnata dai suoi enormi cassoni sui fianchi, decisa a riprendersi il mare.
IL RELITTO SI MUOVE

Ridere o piangere? Abbracciarsi o andar via? Oppure gridare al mondo la sua soddisfazione, come ha fatto Wietsman Roets, sudafricano come Sloane, per essere stato l’uomo a tagliare, da bordo del rimorchiatore Soram VIII, alle 11 e 10, l’ultimo cavo che teneva la Concordia legata ai fondali del Giglio. Un momento storico anche questo, novecentoventi giorni dopo il naufragio. In quegli stessi minuti, una riunione ristretta con il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Graziano Del Rio si concludeva con un fragoroso applauso: era arrivato l’ultimo degli ok. Sempre in quegli stessi momenti scendeva dalla Concordia anche l’ingegner Franco Porcellacchia, il responsabile del progetto per Costa crociere.
LE REAZIONI

Gli toccava l’ultima, almeno qui al Giglio, e lui non s’è tradito: «Passo subito ai dati, altrimenti mi commuovo». Con al centro Del Rio, è stato il parterre di sempre. Il capo della Protezione civile Gabrielli: «Non dimenticheremo mai, è la nostra cifra distintivo. Fra 48 ore ricominceranno le ricerche di Russel Rebello, l’unico corpo non ancora ritrovato. Comunque potremo cantare vittoria solo una volta arrivati a Genova». Il sindaco del Giglio Sergio Ortelli: «Provo un’emozione che mi corrode». Maria Sargentini per l’Osservatorio ambientale: «In quest’avventura ho imparato a pensare anche con la testa degli altri». Eppoi lo stesso Del Rio: «Il nostro sistema di Protezione civile ha dimostrato ancora una volta un’eccezionale capacità di entrare in sintonia con la popolazione, con le difficoltà e anche le opportunità che le tragedie portano». Intanto la Concordia viaggiava esattamente alla velocità prevista, 2,5 nodi marini, poco piu di quattro chilometri all’ora. Porcellacchia prevede che dovrebbe entrare in porto a Genova Voltri fra sabato notte e domenica mattina. A sera era arrivata a 20 miglia da Montecristo.

Il Messaggero