Concerto Primo Maggio, più musica e meno politica. Ma la dedica è per Regeni: “Vive in tutti noi”

Giulio-Regeni

SKIN scende veloce dal palco in mezzo al pubblico delle prime file per cantare Hedonism, una delle hit più note degli Skunk Anansie, e resta in bilico sulla barriera, sorretta a braccia dai ragazzi. Poi si lascia andare a corpo morto in uno spettacolare stage diving che sempre a forza di braccia la riporta sul palco. E’ il momento più rock del Concertone del Primo maggio, dopo la riapertura della serata affidata all’Orchestra operaia e a Petra Magoni per l’omaggio al Prince di Purple rain. Dopo aver mostrato per tutto il giorno spazi poco gremiti, piazza San Giovanni a sera è gremita, gli organizzatori parlano di 200 mila spettatori, si calcolano 800 mila presenze durante tutto l’arco della giornata.

Ma è una piazza che negli anni ha cambiato pelle, si direbbe innanzitutto meno politicizzata. Mancano quasi del tutto gli striscioni e i cori politici, ci sono le bandiere rosse dell’Unione degli Universitari, ci sono le bandiere con i quattro mori di Sardegna come da tradizione, ma di slogan non c’è più traccia. Non a caso il maggior coinvolgimento del pubblico delle prime file, composto soprattutto di giovanissimi, si è visto sulle esibizioni di Gianluca Grignani nel pomeriggio e di Fabrizio Moro e Salmo in serata: «Quel tipo di pubblico forse si è spostato a Taranto ma è giusto così, qui la gente viene per fare festa», dice Fabrizio Moro, che pure con Pensa ricorda l’impegno civile contro la mafia. Di una fase di «addormentamento generale, non solo nelle tematiche sociali» parla Max Gazzè, «mi auguro che nei prossimi 10 anni torni sulla scena politica qualcuno in grado di progettare un cambiamento» dice. «Il Primo maggio resta però un evento emozionante, è l’unico grande festival rimasto in Italia, e dopo la fine di altri importanti festival come l’Heineken Jammin’ Festival, rimane l’unico in grado di attirare tanta gente».

Chi ancora resta legato a un’idea di festa del Primo maggio è Capossela che affida le sue parole a un messaggio su Facebook: «Mi sono affezionato al Primo Maggio fin da bambino, quando in Emilia mi raccontavano che era stata la prima festa abolita dal regime e che i fascisti usavano manganellare i cappelletti, che era uso mangiare tutti insieme per la festa dei lavoratori. Da allora l’ho sempre vissuta come un giorno di alto senso civile, perché è soprattutto nel lavoro che si misura la nostra capacità di vivere insieme. Che sia il concerto di Roma o di Taranto o di Reggio o di qualsiasi piccolo paese è importante unire le voci, nel canto, nella parola o nel silenzio, anche solo per quei cappelletti bastonati».

Stanco del rituale della festa politica è anche l’ex Avion Travel Fausto Mesolella che con Raiz e Paolo Rossi ha reso omaggio alla memoria del cantautore Gianmaria Testa: «Sinceramente di Bella ciao non se ne può più, abbiamo già dato, è una storia anche musicale che ci possiamo lasciare alle spalle, qui dobbiamo venire per proporre cose originali: io ad esempio ho scritto una suite appositamente per il Primo maggio, Benedetta la Sicilia, per i siciliani, per la loro dedizione umanitaria, per Lampedusa a cui dobbiamo chiedere scusa: ma avete mai sentito un siciliano lamentarsi per la fatica che fanno per aiutare i migranti? E’ gente meravigliosa, cui dobbiamo moltissimo».

Il Concertone si era chiuso nel pomeriggio con un piccolo incidente nella messa in onda: i Marlene Kuntz avevano in programma tre brani ma dopo aver eseguito Sulla strada dei ricordi e Il genio il conduttore Luca Barbarossa ha preso la parola interrompendo la sequenza e tagliando di fatto il terzo brano Nuotando nell’aria. A quel punto i Marlene Kuntz hanno lasciato il palco e dopo alcune minuti è andato in onda il Tg3. «Si è trattato di un fraintendimento» hanno spiegato gli organizzatori scusandosi con i Marlene Kuntz, ma Cristiano Godano e gli altri del gruppo non l’hanno presa bene: «E’ una distrazione che non ci meritiamo, abbiamo dieci dischi alle spalle, e di sicuro a Skin e agli Skunk Anansie non sarebbe successo», dice Godano. «E’ un concerto ripreso dalla televisione, ma la televisione deve rispettare la musica mentre noi musicisti veniamo messi sotto troppe volte» dice il chitarrista Riccardo Tesio, «la musica non può essere un accessorio: non eravamo pronti a suonare anche solo per la piazza, ma nessuno ci ha avvertito».

Il Concertone si era aperto con un omaggio a Giulio Regeni sulle note di Here’s to you di Joan Baez, mentre una grande foto del ricercatore rapito, torturato e ucciso in Egitto riempiva il maxischermo. «C’era un ragazzo di 28 anni che come noi amava la vita e la libertà, si era laureato alla Cambridge University e aveva scelto l’’Egitto per fare il ricercatore, C’era un ragazzo che vive in ognuno di noi per chiedere giustizia e verità» ha detto Barbarossa intonando poi il pezzo insieme a Ilaria Porceddu con la Bandabardò, il primo gruppo ad esibirsi nella lunga giornata di musica sotto il titolo scelto dai sindacati Confederali “Più Valore al Lavoro: Contrattazione Occupazione Pensioni”. Una giornata conclusa per la diretta tv con l’esibizione degli Asian Dub Foundation e dell’inedito duo formato da Gary Dourdan e Nina Zilli, della proposta etno-rock di Tullio De Piscopo e della miscela etno-reggae dei bosniaci Dubioza Kolektiv.

La Repubblica