Concerto a Palmira: la musica di Mosca nell’anfiteatro delle esecuzioni dell’Isis

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La musica di Bach, Shchedrin e Prokofiev là dove fino a poco tempo fa scorreva il sangue delle vittime dell’Isis: la Russia mette la firma sulla riconquista di Palmira e la offre al mondo, vittoria dell’arte sulla barbarie.

Giovedì sera l’orchestra del Teatro Marinskij di San Pietroburgo, diretta da Valerij Gergiev, ha preso il posto degli aguzzini dello Stato Islamico nell’anfiteatro romano di Palmira, strappata all’Isis dalle forze governative siriane – con l’appoggio determinante dell’aviazione russa – soltanto un mese fa. Non soltanto liberata, ma anche restituita alla sua dimensione naturale di tesoro culturale. I russi si sono impegnati a restaurare Palmira, città siriana patrimonio dell’Unesco, cominciando da questo concerto organizzato in gran segreto: «Un gesto umanitario – lo ha definito Putin da un grande schermo posto a fianco dell’orchestra -, un atto di riconoscenza verso chi combatte il terrorismo, anche a costo della vita». Tra i musicisti era presente anche il suo grande amico Serghej Roldugin, il violoncellista apparso tra i nomi svelati dallo scandalo Panama Papers sulle transazioni offshore. «Essere in un Paese in guerra, vicino a dove si combatte ancora, ha richiesto a tutti voi una grande forza e un grande coraggio – ha detto ancora il presidente russo -. Grazie».

E in effetti poco lontano, il destino di Aleppo e dei suoi abitanti è da poche ore appeso a una tregua fragilissima negoziata da russi e americani tra Damasco e le forze ribelli non jihadiste, già violata tutt’intorno e soprattutto sopra un campo profughi della provincia di Idlib nella Siria settentrionale, da dove vengono notizie di decine di morti per un bombardamento. Grida che stridono con le note levate al cielo da Palmira.

Gergiev, grande sostenitore di Putin, non è nuovo a iniziative controverse che intrecciano la musica con la politica. Nell’agosto 2008, soltanto dieci giorni dopo la breve guerra tra Russia e Georgia, il maestro – di nazionalità osseta – organizzò un concerto a Tskhinvali, la capitale dell’Ossezia del Sud che da allora i georgiani considerano sotto occupazione militare russa, e che soltanto Mosca e pochi altri Paesi hanno riconosciuto come Stato indipendente. Quella notte, davanti al Parlamento ancora segnato dai bombardamenti, l’orchestra del Marinskij suonò Shostakovich e Chaikovskij, ma rendendo omaggio alle vittime della guerra Gergiev nominò soltanto i russi, dimenticando i morti georgiani. E in quel momento, come ieri a Palmira, la grandezza della musica non bastò a coprire la realtà a cui era stata accostata.

Il Sole 24 Ore