Con l’addio di Moratti si chiude un’era

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Si chiude dopo 19 anni in nerazzurro, l’esperienza di Massimo Moratti all’Inter. Dopo il passo indietro nell’ottobre 2013 con il passaggio del pacchetto di maggioranza del club al magnate indonesiano Erick Thohir, Moratti ha oggi rinunciato al titolo di presidente onorario; alle sue dimissioni si sono aggiunte quelle dal consiglio di amministrazione di Angelomario Moratti, Rinaldo Ghelfi e Alberto Manzonetto. E’ un colpo di scena che ha lasciato stupito lo stesso Thohir, un terremoto, anche .se la famiglia Moratti è ancora in possesso del 29,5% delle quote del club         E’ comunque stata una lunga ‘militanza’ quella del ‘presidentissimo’ ricca di delusioni ma anche di grandi vittorie. In patron nerazzurro ha arricchito la bacheca del club con 16 trofei, a partire dalla Coppa Uefa vinta contro la Lazio nel 1998. Tre le Coppe Italia, stagione 2005-2006, 2009-2010, 2010-2011. Cinque i campionati consecutivi vinti, il primo, il 14esimo nella storia della società, assegnato dopo lo scandalo Calciopoli nella stagione 2005-2006, e poi nei quattro anni successivi.  Memorabile nella storia nerazzurra il ‘Triplete’ nella stagione 2009-2010: scudetto, Coppa Italia e Champions League, la terza nella storia del club dopo i successi negli anni 60 ottenuti dal padre Angelo. L’anno successivo la bacheca nerazzurra si arricchisce con una Supercoppa italiana, la terza dell’era Moratti dopo quelle del 2006 e del 2007, e una Coppa del mondo per club. L’avventura di Moratti come presidente dell’Inter inizia il 25 febbraio 1995 quando il patron nerazzurro rileva la società, che era stata guidata dal padre Angelo dal 1955 al 1968, da Ernesto Pellegrini.  La prima uscita da presidente il giorno dopo quando al Meazza va in scena Inter-Brescia con vittoria dei nerazzurri per 1-0. Una stagione difficile per la squadra che si conclude con la qualificazione in coppa Uefa all’ultima giornata, decisivo il gol di Marco Del Vecchio al 92′ nel 2-1 casalingo contro il Padova. In Coppa Italia la formazione guidata da Ottavio Bianchi esce ai quarti per mano del Foggia.         Nella stagione successiva sulla panchina si alternano Bianchi, sostituito da una bandiera nerazzurra come Luis Suarez, e infine dall’inglese Roy Hodgson. La prima annata del nuovo corso vede la squadra chiudere terza in campionato e uscire sconfitta ai rigori nella finalissima di Coppa Uefa contro i tedeschi dello Schalke 04. Moratti consola i tifosi con l’acquisto di uno dei più grandi, il brasiliano Ronaldo che l’anno successivo, con Luigi Simoni in panchina, regala ai nerazzurri la Coppa Uefa battendo in finale la Lazio 3-0, reti di Zamorano, Zanetti e dello stesso Ronaldo; in campionato si chiude, tra le polemiche per la sconfitta nello scontro diretto a Torino con rigore negato al ‘Fenomeno’ su fallo di Iuliano, con la seconda posizione alle spalle della Juventus.         Girandola di allenatori nella stagione 1998-1999, ben 4, a Simoni subentra Lucescu sostituito poi da Castellini e infine da Hodgson. L’Inter, che si rinforza con l’arrivo di Roberto Baggio, chiude ottava in campionato uscendo ai quarti in Champions. Prova a dare la svolta alla squadra nella stagione successiva Marcello Lippi ma i nerazzurri chiudono quarti, delusione in Coppa Italia con la finale persa contro la Lazio. Deludente anche la stagione 2000-2001, Lippi, e poi Marco Tardelli, non vanno oltre il quinto posto. Arriva dall’Argentina il tecnico nerazzurro della stagione 2001-2002, il ‘sergente’ Hector Cuper arriva terzo in campionato e si ferma in semifinale in Uefa. Seconda piazza nell’anno successivo con semifinale di Champions persa ai rigori nel derby col Milan, a chiudere la stagione sulla panchina nerazzurra è Alberto Zaccheroni subentrato a Corrado Verdelli subentrato a Cuper.         La stagione 2004-2005 vede Moratti puntare su un tecnico emergente come Roberto Mancini, che resterà in sella all’Inter fino al 2008, e l’arrivo del fantasista portoghese Figo. Il tecnico marchigiano ripaga subito la fiducia del presidente vincendo la Coppa Italia e arrivando terzo in campionato. L’anno successivo arriva il ciclone Calciopoli, all’Inter, terza, viene assegnato il titolo. I nerazzurri si confermano anche nelle due annate successive.         Per Moratti, dopo i successi in Serie A, è l’ora del salto di qualità anche in Europa: arriva il portoghese José Mourinho. I successi arrivano subito, anche grazie alla sontuosa campagna acquisti con Milito, Thiago Motta, Sneijder ed Eto’o: 17esimo scudetto e Coppa Italia nel 2008-2009, ma l’anno da ricordare è il 2009-2010, l’anno del ‘Triplete’: scudetto, Coppa Italia e Champions. Dopo l’addio dello ‘Special One’, la panchina nerazzurra viene affidata allo spagnolo Rafael Benitez, poi sostituito in corsa dall’ex milanista Leonardo, l’Inter vince il Mondiale per club, la Coppa Italia e la Supercoppa italiana, lo scudetto va al Milan con i nerazzurri secondi. La stagione 2011-2012 si apre con la delusione della finale di Supercoppa italiana persa coi rossoneri. Tre i tecnici che si alternano, da Gian Piero Gasperini a Claudio Ranieri per finire con Andrea Stramaccioni, nella classifica finale della Serie A l’Inter è sesta.         Va peggio nella stagione seguente, sulla panchina è confermato il giovane tecnico romano, in campionato la squadra di Moratti è nona, in Champions i nerazzurri escono agli ottavi. La stagione 2013-2014, quella del passaggio di testimone con Thohir, l’Inter chiude la stagione come quinta conquistando l’Europa League, in Coppa Italia si ferma invece agli ottavi.         Il resto è storia degli ultimi giorni con la polemica scaturita da una frase di Moratti nei confronti del tecnico nerazzurro: “Mazzarri è una persona seria. Il calcio è pragmatico, dipende dai risultati e dai miglioramenti. È sempre la prossima partita quella che conta, finché rimane il pensiero o il progetto di crescita va bene. Se questa situazione dovesse decrescere allora lo vedo nei guai”. Frasi a cui è seguita la replica dell’allenatore livornese: “Le parole di Moratti? Sono concentrato sulla partita col St.Etienne, come ho sempre fatto. Non ho tempo di pensare ad altro o di disperdere energie per rispondere a qualcosa o qualcuno”.

Rai Sport