Con Bayern e Manchester imprese firmate Clarence

Clarence Seedorf 1
«Opportunità» deve diventare obbligo. «Pazienza» convertirsi in fretta. E «crescita» deve trasformarsi in maturità. Ora che il D-day è arrivato, occorre che Seedorf riveda e corregga alcuni dei termini a lui più cari utilizzati nell’ultimo mese. Perché la morbidezza delle parole di Clarence stride con una partita che potenzialmente rischia di rimanere a lungo l’ultima esibizione europea dei rossoneri. Lui, intanto, per tenere alte tensione e motivazioni continua a far leva su un passato nemmeno troppo passato: la cavalcata (vincente) del 2007 che, ha ricordato l’olandese, presenta analogie con la stagione attuale. 
 
Rose e fatturati Al di là del trionfo finale, oggettivamente non alla portata di questo Milan, di quell’annata spiccano due imprese da cui i rossoneri di oggi possono attingere. La prima fu nei quarti, contro il Bayern, che non era ai livelli mostruosi di questo decennio, ma se la cavava già piuttosto bene. Come ha detto Galliani, «con l’Atletico sarà un’impresa difficile, ma quando pareggiammo 2-2 col Bayern e andammo a vincere a Monaco era una partita altrettanto difficile». Appunto: l’andata a San Siro finì 2-2, col Milan due volte in vantaggio e due volte rimontato, l’ultima delle quali al terzo di recupero. Una mazzata. All’Allianz Arena serviva, appunto, l’impresa. E impresa fu, grazie a Inzaghi e Seedorf. Chi allora, meglio di lui, per trasmettere l’approccio giusto stasera. Anche in semifinale, contro lo United, ci fu la notte dei sogni: sconfitta 3-2 a Manchester – con gol di Kakà da mettere nel Louvre del calcio –, 3-0 a San Siro e Clarence di nuovo in gol. È questo che 161 partite (e 15 gol) europee hanno insegnato a Seedorf. Ed è questo il celebre dna di coppa in cui i rossoneri si rifugiano quando fuori c’è vento forte. Certo, fa un po’ impressione rileggere la rosa di quel Milan e confrontarla con quella attuale. 
 
Anni 50 Altre imprese? Non è affatto male quella nella semifinale di Coppa Campioni ‘89-90 con il Bayern, poi conclusa col trofeo alzato verso il cielo di Vienna: all’andata il Milan vinse 1-0 in casa, al ritorno fu 1-0 per i tedeschi. Nei supplementari Borgonovo portò sul pari i rossoneri, che poi incassarono il raddoppio bavarese ma evitarono il terzo gol, volando in finale. Quel Milan è stato l’ultima squadra ad aver vinto la Coppa Campioni per due stagioni di fila. Per quanto riguarda invece la voce rimonte, in condizioni analoghe alle attuali (e cioè con una sconfitta casalinga nell’andata), si registra un solo lontanissimo precedente, in occasione del debutto del Milan in Europa e in Coppa Campioni. Il 1° novembre 1955 i rossoneri furono sconfitti in casa 4-3 dai tedeschi del Saarbrücken, e furono capaci di rimontare e qualificarsi vincendo 4-1 in Germania. Da allora sono passati quasi sessant’anni. Stasera il Milan proverà ancora una volta a sfatare il tabù spagnolo che dal 2010 in poi ha regalato numeri da incubo: tredici sfide con una sola vittoria (Barcellona), cinque pareggi e sette sconfitte. Più l’eliminazione dalle due ultime Champions per mano del Barça. L’ultimo successo in Spagna, però, è stato proprio qui a Madrid, contro il Real, nel 2009. Un 3-2 che stasera sarebbe un super lusso. Il modello da seguire sono i primi 45 minuti di San Siro: ma stavolta segnare è obbligatorio, non un’opportunità.