Commissione Ue: debolezza Italia influisce anche su Eurozona

UNIONE EUROPEA BANDIERA EU

“Data la sua centralità nella zona euro, l’Italia è fonte di potenziali ricadute sugli altri Stati membri, mentre la ripresa italiana risente a sua volta delle condizioni esterne”: è quanto dichiara la Commissione Ue nella Relazione sull’Italia 2016 presentata oggi con i ‘Country Reports’. “La ripresa modesta e le debolezze strutturali del Paese influiscono negativamente sulla ripresa e sul potenziale di crescita dell’Europa. Le dimensioni e le fitte connessioni commerciali e finanziarie che caratterizzano l’economia italiana – rileva il documento – implicano che il suo stato può avere conseguenze di rilievo per le altre economie dell’Ue. Allo stesso tempo la domanda esterna e l’andamento dell’inflazione sono di primaria importanza per la ripresa dell’economia italiana, per gli sforzi di riduzione del rapporto debito/Pil e per il ritorno alla competitività”.

Sotto accusa la politica economica del ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan che ha subito risposto al mittente. Grazie alle politiche economiche del Governo orientate alla crescita e alle riforme strutturali approvate e implementate, “oggi l’Italia è un paese più forte e il rischio che le sue debolezze possano ripercuotersi sulla zona euro è sicuramente più contenuto di quanto fosse prima dell’avvio del ciclo riformatore”. E’ quanto affermano fonti del ministero dell’Economia, commentando il rapporto Ue sugli squilibri macroeconomici. I problemi che la Commissione indica sono sempre gli stessi, da molto tempo presenti e ben prima della crisi. Nulla di nuovo quindi su debito e competitività. L’Ue “trascura” il fisco: la cancellazione della componente lavoro dal calcolo dell’Irap e la riforma dell’amministrazione fiscale che sta favorendo un migliore livello di adempimento spontaneo.

LE CRITICHE
Su fisco e casa disattese indicazioni. L’Ue ‘bacchetta’ l’Italia per le scelte in materia di tassazione sul settore immobiliare a cominciare dall’abolizione dell’Imu che – si spiega nel rapporto sul nostro Paese appena diffuso dalla Commissione – “non è in linea con le reiterate raccomandazioni del Consiglio di spostare la pressione fiscale dai fattori produttivi ai consumi e ai beni immobili”. Inoltre, spiega la Comissione, “non è stato dato seguito ad elementi fondamentali delle raccomandazioni specifiche per paese, quali la revisione dei valori catastali e delle agevolazioni fiscali”.

Italia ha compiuto qualche progresso. “Nel complesso l’Italia ha compiuto qualche progresso nel dar seguito alle raccomandazioni specifiche per Paese del 2015”. Così le conclusioni del rapporto della Commissione Ue sugli squilibri macroeconomici dove si ricordano la riforma del mercato del lavoro, dell’istruzione e le misure “importanti” per le banche. Ma “in alcuni settori fondamentali vi è margine per ulteriori interventi”: spending review, tassazione sulla prima casa, catasto, fisco, contrattazione collettiva e termini prescrizione.

“Fuga di cervelli una perdita”. “La fuga di cervelli può causare una perdita netta permanente di capitale umano altamente qualificato, a danno della competitività dell’Italia. A medio e lungo termine può compromettere le prospettive di crescita economica dell’Italia e anche le sue finanze pubbliche”. È quanto sostiene il rapporto della Commissione Ue sugli squilibri macroeconomici, nel capitolo dedicato al mercato del lavoro. Secondo lo studio il numero di giovani altamente qualificati che emigrano all’estero è cresciuto rapidamente a partire dal 2010 e non è stato compensato da flussi di italiani, con pari qualifiche, che hanno fatto rientro in patria. E tantomeno – sottolinea il Rapporto Ue – si può parlare di uno ‘scambio di cervelli: molti lavoratori italiani altamente qualificati italiani lasciano il Paese, ma solo pochi cittadini di altri Paesi, dello stesso livello, scelgono l’Italia come destinazione.

La Repubblica