Colle, la sinistra Pd: pesa il caso Cofferati I renziani aprono a M5S sull’Italicum

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L’abbandono di Sergio Cofferati dopo le primarie liguri scuote il Pd alla vigilia di scadenze importanti, come le stesse elezioni regionali e, soprattutto, i più ravvicinati voti sul successore di Napolitano e sulla riforma elettorale. Mentre riprende quota l’ipotesi di una più o meno consistente scissione della sinistra dem, intrecciata alla possibilità che l’ex leader della Cgil decida di candidarsi alla testa di una lista alternativa appoggiata in primo luogo da Sel, è Stefano Fassina a proiettare l’ombra dello scontro sul caso Cofferati sulle votazioni per il Quirinale che inizieranno il 29 gennaio. Per l’ex viceministro dell’Economia, la vicenda delle primarie in Liguria e quella del decreto fiscale che potrebbe avvantaggiare Berlusconi, «certamente non aiutano a costruire un clima positivo per il voto sul Colle. Il modo sbrigativo, offensivo per la dignità di Cofferati, con cui la sua scelta è stata trattata pesa notevolmente sul Quirinale. Con il decreto fiscale – aggiunge Fassina – siamo di fronte a un conflitto di interesse enorme». Evidente l’irritazione del vertice del Nazareno che accusa Fassina di «irresponsabilità».
Tuttavia, pur a fronte del disagio della minoranza che Pippo Civati reputa prossimo al precipitare di una scissione, almeno in Liguria, nel Pd si tentano aperture destinate a favorire il più vicino dei passaggi del cammino delle riforme, e cioè quello dell’Italicum su cui dopodomani il Senato comincerà a votare. Lo fa Debora Serracchiani scrivendo ai parlamentari del M5S che sedevano al tavolo degli incontri in streaming con Renzi. Nella sua lettera la vicesegretaria dem chiede «formalmente e ufficialmente» ai «cari Di Maio, Toninelli e capigruppo M5S se sull’emendamento all’Italicum, da voi caldeggiato e richiesto, che sposta il premio dalla coalizione alla lista, voterete a favore della nostra proposta dimostrando di essere interessati a proposte concrete, o continuerete a rifiutare ogni forma di collaborazione».
SEGNALE
In attesa di una risposta del M5S che verrà dopo adeguata concertazione nei gruppi, l’apertura della Serracchiani a un settore dell’opposizione vale come segnale nei confronti delle due minoranze del Pd e di FI che ancora minacciano battaglia sul testo della legge elettorale. E’ noto che i numeri su cui Renzi può contare al Senato non sono ampi. FI voterà contro l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista, mentre una trentina di senatori dem resta contraria ai capilista bloccati. Quindi, un passaggio agevolato dell’Italicum a palazzo Madama avrebbe i suoi riflessi positivi sulla partita del Quirinale, dove i giochi sono tutt’altro che fatti, e Renzi deve vedersela, da un lato, con la minoranza del suo partito che minaccia di non votare un candidato che sia fuori dalla storia della sinistra e, dall’altro, col riavvicinamento in atto tra Berlusconi e il Ncd allo scopo di individuare un candidato comune per il Colle. E’ infatti di ieri un’intervista di Angelino Alfano in cui il ministro dell’Interno auspica che «le forze estranee alla famiglia socialista europea arrivino unite all’appuntamento del Quirinale». Al leader Ncd, che nelle prossime ore incontrerà l’ex Cavaliere, fa eco Renato Schifani osservando che «tutte le forze che si richiamano ai valori del Ppe avranno, con l’elezione del capo dello Stato, una grande occasione per ritrovare la loro unità e rivendicare il diritto a esprimere un candidato proveniente dalla loro area».

Il Messaggero