Clamoroso Lippi: rinuncia al ruolo di dt della Figc!

LIPPI

MONTPELLIER – Clamorosa svolta nella vicenda che avrebbe dovuto portare Marcello Lippi per la terza volta in Federcalcio con il ruolo di Direttore tecnico. Clamorosa ma a pensarci bene inevitabile, data la storia e la personalità dell’uomo. La nuova investitura non ci sarà perché è stato proprio Lippi a rinunciare a questa ipotesi, non senza amarezza: «Io non posso più aspettare, non posso farmi prendere in giro». E’ stato proprio l’ex ct campione del mondo a comunicare personalmente al presidente Tavecchio, stamattina, la sua decisione. La scelta è seguita all’esito interlocutorio della prima riunione della Corte d’Appello Federale, svoltasi ieri, alla quale era stato chiesto, da parte della Figc, di fare chiarezza sul caso Lippi padre-figlio.

LA VICENDA – Secondo l’attuale regolamento per i servizi di procuratore sportivo (articolo 3 comma 2), entrato in vigore l’1 aprile 2015, chi abbia un familiare con un ruolo federale (non specificato) o presso un club associato alla federazione, non può svolgere l’attività di manager di calciatori. Questo particolare era emerso, grazie a un articolo apparso su la Repubblica, alla vigilia del Consiglio Federale del 7 giugno scorso, che avrebbe dovuto ufficializzare l’accordo con Lippi (oltre a quello diVentura come nuovo ct). Il fatto è che l’intesa tra Tavecchio e il dt in pectore era già stata trovata da oltre un mese, tanto che Lippi aveva preso parte attivamente alle trattative con l’ex allenatore del Torino, dirottato in Nazionale anche grazie al suo placet.

VIE D’USCITA – A questo punto, dopo il grande imbarazzo per la vicenda, il presidente Tavecchio ha cercato di trovare una via di uscita. Per la quale occorreva del tempo. Un tempo ragionevole però, nelle aspettative di Lippi, che si era dato un paio di settimane per capire se e come la Figc intendesse procedere. Quando l’ex ct campione del mondo ha però compreso che l’iter incardinato dalla Corte Federale avrebbe richiesto molti altri giorni di lavoro per arrivare a una soluzione, per altro ancora nebulosa, ha preferito uscire dal gioco. Anche perché, se non soprattutto, il punto di caduta finale non è ancora chiaro. Si tratterà, quasi certamente, di riscrivere il regolamento, su invito della Corte: e l’idea che le nuove norme possano essere lette come un favore ad personam, è un fatto che alla fine lui ha ritenuto inaccettabile. Ma tutto il “gioco” ovviamente non gli è piaciuto per niente: «Mi dispiace molto, perché l’idea di tornare in Federazione da dt era per me appassionante. Penso che fosse il ruolo giusto. Ma evidentemente…Quello che è successo è strano, molto strano. Se qualcuno aveva nel mirino me sappia che ha sbagliato perché la mia storia resta scritta; se qualcuno aveva nel mirino mio figlio, non posso permettere che paghi lui un prezzo che sarebbe assurdo pagare. Per questo ho deciso di chiudere la vicenda, parlando col presidente Tavecchio».

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