Cinquestelle spaccati, i duri contro la linea del dialogo

GRILLO_RENZI

Con un unico obiettivo: spingere il presidente del Consiglio Matteo Renzi a scoprire le proprie carte e dichiarare quali sono le sue intenzioni. «Si facciano sentire loro adesso, ci facciano sapere loro quello che devono fare», ha dichiarato Di Maio, sfidando direttamente Renzi: «Glielo scriveremo: visto che decidi solo tu, fammi sapere quando ci vedremo. Noi abbiamo fatto una proposta che prevede la legge elettorale con le preferenze, con l’impossibilità per i condannati di entrare in Parlamento e lasciamo sul tavolo il doppio turno, il ballottaggio dei sindaci. Poi, se Renzi si fida solo di Berlusconi, lo dica».
Tanto, alla fine, «sul tavolo M5S/Pd decideranno i cittadini», com’è d’uso nel Movimento. 
GLI ATTRITI
Mentre, nella commissione Affari costituzionali del Senato, impegnata sulle riforme costituzionali, si moltiplicano i motivi di attrito tra dem e pentastellati. A cominciare dal raddoppio delle firme richieste per i referendum, «inaccettabile in assenza dell’abolizione del quorum», ha sottolineato il capogruppo grillino in commissione, Giovanni Endrizzi, che ha messo sull’avviso anche a proposito dell’abolizione delle Province: «Ora, con un emendamento, le fanno rientrare dalla finestra».

IL MESSAGGERO