Cinque anni a Pistorius, ne farà solo uno

Oscar Pistorius murder trial

Per aver ucciso la fidanzata a colpi di pistola nella notte di San Valentino del 2013, Oscar Pistorius passerà al massimo cinque anni in carcere. Lo ha deciso ieri la giudice sudafricana Thokozile Masipa nella parte finale del lungo processo che si è svolto presso il tribunale di Pretoria, dove il mese scorso l’atleta olimpico e paraolimpico era stato dichiarato colpevole dell’omicidio colposo, ma non dell’omicidio volontario di Reeva Steenkamp, ventinovenne modella laureata in legge con cui l’atleta faceva ormai coppia fissa. «Sarebbe un giorno triste per questo paese se fosse data l’impressione che c’è una legge per chi è povero e svantaggiato e una per i ricchi e famosi», ha dichiarato la giudice, seconda donna nera ad essere nominata presso l’Alta Corte del paese, la quale aveva in parte contraddetto la sua fama di severità stabilendo a settembre che Pistorius non intendeva uccidere la fidanzata quando sparò quattro colpi contro la porta chiusa di una piccolissima toilette, ma che aveva – questo sì – agito con negligenza e con forza eccessiva.
CHIESTI 10 ANNI DALL’ACCUSA
La sentenza appare relativamente leggera rispetto ai 10 anni chiesti dall’accusa, ma la salomonica Masipa l’ha difesa in quanto giusta ed equilibrata: una condanna senza detenzione avrebbe dato «un messaggio sbagliato alla comunità», mentre in una decisione più severa sarebbero mancati gli elementi della grazia e del perdono. La giudice ha però respinto molti degli argomenti degli avvocati di Pistorius, che avevano chiesto 3 anni di supervisione correttiva, con periodi di arresti domiciliari alternati a periodi di lavori socialmente utili, e che avevano puntato sull’inadeguatezza del sistema carcerario sudafricano per rispondere alle esigenze di una persona disabile come l’atleta, a cui sono state amputate le gambe dal ginocchio in giù quando aveva appena 11 mesi.
Subito dopo la lettura della condanna, un Pistorius a testa bassa è stato accompagnato nella cella del tribunale. Dal lato della difesa non verrà presentato alcun ricorso, anche perché l’atleta secondo alcuni potrà chiedere la libertà condizionale per buona condotta già tra 10 mesi. La giudice Masipa ha auspicato che la sentenza contribuisca comunque a rendere un senso di giustizia alla famiglia della Steenkamp anche se – ha spiegato – «nulla di ciò che dico o faccio oggi potrà revocare ciò che è successo alla deceduta e alla sua famiglia il 14 febbraio del 2013».
Il padre di Reeva, Barry, si è limitato a dichiarare di essere «molto soddisfatto che sia tutto finito», mentre l’avvocato Dup de Bruyn ha confermato che la famiglia ritiene “giusta” la pena comminata, sottolineando che quest’ultima risulterà alla fine in due anni di carcere e tre ai domiciliari. Intanto il procuratore di Pretoria valuterà se fare o meno appello: «Siamo rimasti delusi dal verdetto di omicidio colposo – ha affermato il portavoce, Nathi Mncube. Il comitato paraolimpico ha però detto che dovranno trascorrere tutti e cinque gli anni perché il velocista, oggi ventisettenne, possa tornare a correre.

Il Messaggero