Ciak epocale alla Samp Garrone vende a Ferrero «Cassano? Perché no?»

FERRERO SAMPDORIA

«La Sampdoria venduta a Ferrero». Quando ieri mattina la notizia ha cominciato a fare il giro di Genova i tifosi blucerchiati hanno avuto un sussulto e pensato, subito, a un futuro dolcissimo per la propria squadra. Ma no, il Ferrero in questione non era l’imprenditore dolciario. Delusione. «E allora, chi è questo Ferrero?», si sono chiesti, lanciandosi sul web alla ricerca della biografia del nuovo, presunto, proprietario della società. E via tutti, in uno sprecarsi di sopracciglia aggrottate, smorfie sul viso e quella diffidenza tipica della gente di mare. «Ma chi è»? Un produttore cinematografico. «Ma sarà vero? O è una bufala»? Mentre si rincorrono le voci e crescono le palpitazioni, il presidente, ormai ex, Edoardo Garrone convoca in fretta e furia una conferenza stampa. L’imprenditore, numero uno di Erg, arriva trafelato, commosso, legge un testo preparato per non lasciarsi andare alle lacrime e annuncia: «La Sampdoria ha un nuovo proprietario e presidente, Massimo Ferrero. Vi saluto così, per sempre forza Sampdoria». 

È tutto vero. Un fulmine a ciel sereno, una trattativa nata e conclusa rapidamente e nella più totale discrezione. Un cambio di rotta epocale per la Samp che per trentacinque anni è stata condotta dalle solide mani di due famiglie imprenditoriali tra le più importanti in Italia. I Mantovani prima, dal padre Paolo al figlio Enrico, e i Garrone poi, anche qui in un passaggio dinastico dal padre Riccardo al figlio Edoardo. Due famiglie che hanno in comune basi solide radicate a Genova e una potenza economica quasi sconfinata. Ma anche una sobrietà e uno stile british che hanno saputo imporre alla società, creando quello che è stato definito lo «stile Samp», fatto di fair play, serietà e toni bassi. Ecco perchè il passaggio di consegne a Massimo Ferrero rappresenta un cambio d’epoca. Lui è imprenditore cinematografico ma anche istrionico uomo di spettacolo, uno che ama i riflettori e le attenzioni. E lo dimostra da subito. Arriva nella sala della conferenza stampa come un divo, abbraccia Garrone, riceve una maglia blucerchiata numero 10 e la indossa immediatamente, posando fiero per i fotografi da attore consumato. Poi risponde alle domande dei cronisti ed espone le linee guida della nuova Sampdoria. A partire dal confermato allenatore Mihajlovic, «è un mito, è il numero uno», passando per un possibile ritorno di Cassano, «perché no, lo chiederò all’allenatore. Ma se non sarà lui sarà un altro numero 10», fino alla sfida da Oscar con il presidente del Napoli e collega produttore Aurelio De Laurentiis: «Lo stimo molto, è una grande persona. Ma lo aspetto sul campo, finirà 3 a 1 per me». Ma quel che più preme ai tifosi della Sampdoria è sapere quali siano i progetti del neo presidente. «Gli investimenti arriveranno. Io voglio solo vincere. Voglio un calcio spettacolo e farò di tutto per vincere il più possibile» ha detto, guascone e in apparenza convinto. Bene, i tifosi hanno sentito quel che volevano sentire. Possono sognare. Ma senza esagerare, perché la concretezza sta di casa sotto la lanterna e da quelle parti le parole le porta via la tramontana. Ma per conquistare i tifosi a Ferrero basta poco: ci vogliono le palanche, i soldi. Se ne investirà molti, sarà amore. In fondo i lieto fine lui è abituato a scriverseli da solo.

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