Ci sarà da stare Allegri: «Fare meglio in Europa»

ALLEGRI

Torino La divisa della società è stata preparata in un attimo. La parlata toscana quella era e quella resta. Massimiliano Allegri è entrato nella pancia dello Stadium alle ore 15 precise. Al suo fianco, Beppe Marotta. Con sullo sfondo il fantasma di Antonio Conte, sostituito in quattro e quattr’otto come era logico che fosse visto che la squadra è già in ritiro: «Il calcio brucia tutto, ma il divorzio è arrivato inaspettatamente e ora si apre un’altra pagina – l’esordio del direttore generale -. L’obiettivo rimane continuare a vincere. Allegri è il profilo più adatto per prendere il posto di Conte, che abbiamo provato a tenerci stretto in tutti i modi perché era logico che così fosse. Quando però lui ci ha manifestato ancora una volta il proprio disagio, ne abbiamo preso atto». Con buona pace di milioni di tifosi esterrefatti e in gran parte contrari all’arrivo di “Acciughina”: «Al primo anno ha festeggiato la promozione in serie B con il Sassuolo, fatto bene con il Cagliari (miglior allenatore della serie A, ndr) e vinto lo scudetto con il Milan».

Difficile che qualcuno si senta sollevato per questo e infatti a Vinovo circa trecento ultras hanno contestato l’ad e l’allenatore «accerchiando» la loro macchina, ma da qualche parte la Signora doveva ripartire. «Per me è un onore essere qui – ha esordito Allegri -. Eredito una squadra vincente: voglio contribuire a far sì che questa abitudine prosegua. Sono fortunato, ebbene sì: prima il Milan, adesso la Juve». Contratto biennale, due milioni a stagione più i premi: uno in meno rispetto a Conte, il che farà piacere al cassiere della Signora e basta. «Capisco lo scetticismo dei tifosi, perché lui ha rappresentato tanto per la società. Spero di conquistarli con il lavoro, il rispetto e la professionalità. Sono stato quattro anni al Milan: credo di poter continuare questa striscia di risultati e non credo la squadra possa essere appagata. Come diceva l’Avvocato, la prossima vittoria sarà sempre la più bella». Obiettivo quarto scudetto («saremo favoriti per forza») e, soprattutto, una Champions da protagonisti: «Lì dovremo migliorare, anche se non sarà facile. L’Atletico Madrid ha però dimostrato di poter competere anche con budget non all’altezza delle grandi squadre. Per storia e blasone, la Juve deve stare tra le prime otto d’Europa».

A Conte saranno fischiate le orecchie, ma tant’è: non potendo alzare l’asticella in campionato, si proverà a farlo tra i confini europei. Con Pirlo, anche: «Con lui ho un ottimo rapporto. È un campione: nella sua ultima stagione in rossonero ha avuto parecchi infortuni. Tutti insieme prendemmo poi la decisione di cambiare, ma fortunatamente adesso lo ritrovo. Dove giocherà? È sempre stato davanti alla difesa, in qualche occasione rimanendo largo a sinistra: è successo anche al Mondiale». Un colpo di qua e uno di là: in alcuni casi pare ci si arrampichi sugli specchi, ma la situazione non è davvero agevole. «Sfrutterò le caratteristiche dei giocatori. Da quando alleno, dai tempi dell’Aglianese, mi sono adattato. Sarà importante creare i presupposti per vincere, non la difesa a tre o a quattro. Stravolgere tutto comunque non avrebbe senso e sarebbe poco intelligente. Evra? È un giocatore che non si discute, con caratura internazionale. Morata? Ha le potenzialità per diventare un campione». Salutato Iturbe, si vorrà chiudere con gli altri due ma il mercato cambierà un minimo perché non è da escludere che il vestito principale rimanga il 3-5-2: con Morata come vice Llorente, più Tevez e Giovinco, potrebbe bastare aggiungere un quinto attaccante senza andare a caccia di esterni costosissimi. Quanto alle partenze, Vidal e Pogba rimangono «fondamentali»: «Il cileno ci è stato chiesto – ha ammesso Marotta – ma noi non l’abbiamo mai messo in vendita e ce lo teniamo stretto». La stessa espressione usata anche riguardo Conte: occhio, insomma.

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