Chiusa due turni la curva della Lazio

LOTITO

Stangata sulla Lazio. Chiuse due turni curva Nord e i due distinti, 65.000 euro complessivi di multa al club di Lotito, 50.000 per i «buu» razzisti contro il difensore di colore Koulibaly, 15.000 per i cori di discriminazione territoriale contro i napoletani: il celebre «Vesuvio lavali col fuoco ».

Ecco la decisione del giudice sportivo Tosel secondo il tariffario imposto dai regolamenti della Figc per la gara Lazio-Napoli, non senza la solita esplosione di ipocrisia incontrollata. Manca ancora l’interrogazione parlamentare, altrimenti il piatto sarebbe completo, ma c’è sempre tempo. Per ora ci si può accontentare del plurindagato presidente della Regione Campania, De Luca che ha twittato: «Forza Koulibaly, siamo tutti con te. Il razzismo fa schifo. Il razzismo negli stadi fa schifo due volte». Tutto giusto nel concetto, un po’ meno quella voglia dei politici di attaccare il cappello dove si può raccattare qualche consenso.

Ma andiamo con ordine: la Lazio è stata sanzionata pesantemente dopo il referto dell’arbitro Irrati, che aveva fermato la partita per tre minuti in seguito aii «buu» contro il difensore di colore e i cori contro Napoli e i suoi tifosi. Passaggio per passaggio è stato ricostruito ogni sospiro dell’Olimpico, ormai ridotto ai minimi termini da contestazioni contro il prefetto Gabrielli e il presidente Lotito. Tant’è, il direttore di gara si è poi affidato al responsabile dell’ordine pubblico che ha deciso di arrivare alla fine della gara nonostante l’arbitro avesse voluto sospendere la partita: i cori, infatti, erano proseguiti a suoi dire anche dopo l’annuncio dello speaker. Sempre nel referto si precisa che i settori interessati, secondo i dati forniti, erano occupati da 5.145 spettatori per la maggior parte abbonati che non potranno vedere Lazio-Verona di giovedì e Lazio-Sassuolo del 29 febbraio. Sulla curva Nord pendeva peraltro la diffida per un episodio similare del 10 febbraio (Lazio-Genoa), scontati quindi i due turni di stop. Intanto il club biancoceleste ha riaperto per la prossima sfida interna la curva Sud, cercando così di limitare gli effetti della punizione, per cui dopo aver letto gli atti l’avvocato Gentile si è riservato di presentare il ricorso.

Ieri Kalidou Koulibaly ha espresso il suo pensiero: «Ringrazio tutti per i messaggi di solidarietà che mi sono arrivati, anche i giocatori della Lazio, ma soprattutto l’arbitro Irrati per il suo coraggio. Ringrazio i miei compagni di squadra, la società e i nostri tifosi che sono stati di un grande sostegno contro queste brutti cori!». Solidarietà ricevuta in particolate da uno dei tre giocatori di colore che mercoledì giocavano con la Lazio, Keita Balde Diao: «Questo gioco è molto di più che nero bianco o verde! Tanta ammirazione per te amico!», scrive il giovane biancoceleste, mentre Onazi aveva tenuto a precisare l’assenza di razzismo nella tifoserie laziale.

Fin qui la parte dedicata a questi odiosi «buu» che dovrebbero sparire dagli stadi, magari insieme agli allenatori che si insultano e si danno dei «froci» oppure ai giocatori che urlano «zingaro di merda» a un avversario, ma c’è spazio anche per i famosi cori di discriminazione territoriale. Qui la domanda sorge spontanea: ma «romano bastardo», vale meno di «Vesuvio lavali col fuoco»?. Oppure fischiare il minuto di silenzio per la morte di Chinaglia (8 aprile 2012), insultando la persona che è appena venuta a mancare, è più grave rispetto a questi cori sui napoletani? Argomento difficile da affrontare senza farsi prendere dal perbenismo e da quella ipocrisia generale che aleggia quando bisogna parlare di questi episodi. Tutti da censurare, ma senza fare differenze geografiche.

Il Tempo