Champions, Real Madrid-Wolfsburg 3-0: Ronaldo tris, Zidane in semifinale

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Magari Piqué avrà avuto di meglio da fare, ma se si fosse casualmente trovato davanti alla tv a vedere Real Madrid-Wolfsburg, potrebbe avere avuto la tentazione di cambiare idea su Cristiano Ronaldo, smettendola di definirlo il migliore tra gli umani e inserendolo nella categoria alieni insieme a Messi. La “remontada blanca” che porta Zidane alle semifinali di Champions prima prende forma nello spazio di due minuti, tra il 15′ e il 17′, con l’uno-due che cancella la lezione dell’andata, poi si completa con il 3-0 alle 22.20, l’ora del delitto sul quale c’è il timbro dello stesso killer: è CR7, un marziano che quasi toglie ogni connotazione epica all’impresa perché la fa sembrare troppo semplice. 16 gol in questa Champions, 40 nelle 36 giocate al Bernabeu in tutte le edizioni. Non è il Real di Zizou a raggiungere la sesta semifinale consecutiva. È il Real di Cristiano.

la chiave — Per 20 minuti il Wolfsburg quasi non esce dalla propria metà campo: la squadra spavalda vista in Germania, più che dal “miedo escenico” del Bernabeu che negli Anni 80 ispirava le grandi rimonte europee del Real Madrid, è schiacciata dal complesso di inferiorità. I giocatori in campo sono gli stessi, ma quando sul 2-0 la palla arriva in area a Bruno Henrique, la sorpresa della gara d’andata, e lui perde tempo finendo per calciare il pallone contro Marcelo, capisci che qualcosa è cambiato. Cristiano Ronaldo, a quel punto, aveva già messo il doppio timbro e la sua esultanza rabbiosa, con lo sguardo di sfida diretto persino ai compagni, faceva quasi più spavento delle sue prodezze: il primo gol, in realtà, è facilissimo, perché gli basta spingere il pallone in porta dopo un cross di Carvajal deviato da Arnold che spiazza prima i difensori centrali e poi lo spaesato Vierinha; il secondo è un marchio di fabbrica, un meraviglioso colpo di testa sul corner di Kroos.

la risposta — L’uno-due che avrebbe ammazzato un toro ha l’effetto di risvegliare i lupi, che quasi contestualmente perdono Draxler e ritrovano smalto. Pura coincidenza, perché il trequartista, in realtà, sarebbe stato preziosissimo nel momento migliore della sua squadra e invece esce per infortunio dopo 30 minuti: Keylor Navas deve fare una sola parata su una botta fuori di Luiz Gustavo, ma dal 20′ al 45′ il Real quasi smette di attaccare andando solo un’altra volta al tiro con Benzema. È in questa fase che emergono i difetti di squadra: manca il pressing organizzato, il recupero palla è troppo lento e le ripartenze avrebbero bisogno di un maggior apporto, almeno alternato, dei terzini Carvajal e Marcelo o delle mezzali Modric e Kroos. E soprattutto di Bale, che andrebbe al doppio della velocità di Ricardo Rodriguez se solo trovasse il modo di farsi servire nello spazio o di puntarlo.

colpo del k.o. — Il Real Madrid riprende in mano la partita dopo l’intervallo anche se non è mai così bello da vedere: non è un caso, allora, che le occasioni migliori capitino sempre sui calci piazzati. E se Ramos colpisce un palo clamoroso dopo aver già scheggiato la traversa nel primo tempo, Ronaldo non sbaglia, sempre a modo suo, con l’altro marchio di fabbrica: il calcio di punizione. La palla passa in mezzo alla barriera che si apre e Benaglio resta sorpreso: al 77′ è 3-0. E i Lupi stavolta non reagiscono: li salva Benaglio prima su Benzema, poi su Jesé. La storia l’avevano già fatta arrivando ai quarti, ora a riscriverla ci penserà un marziano di nome Cristiano.

La Gazzetta dello Sport