Champions, Kasami condanna una Juve irriconoscibile

Olympiakos' Kasami celebrates his goal during their Champions League soccer match against Juventus at Karaiskaki stadium at Karaiskaki stadium in Piraeus, near Athens

L’assedio finale, tanto generoso quanto sfigato, non deve ingannare. La Juventus ha un grande cuore, vero. Il problema è che ha solo quello. Almeno così è parso stasera, dopo segnali non del tutto tranquillizzanti registrati a Reggio Emilia contro il Sassuolo. E se la scoperta di Alvaro Morata, finalmente in campo per novanta minuti, è una notizia così bella da addolcire perfino la sconfitta, c’è qualcosa di grave che non funziona nei meccanismi bianconeri. Per carità, considerando la ripresa, la sconfitta è quanto di più immeritato ci possa essere, ma anche quando i bianconeri hanno schiacciato l’Olympiacos, trasformando in eroe il portiere spagnolo Roberto, non si sono viste linee di gioco chiare, ma agonismo, furore e talento personale. E la prima ora… beh, la prima ora è meglio lasciarla stare.

CONFUSIONE – Non deve essere facile doversi confrontare con la Juventus di Antonio Conte, che aveva inculcato una disciplina tattica così profonda e rigorosa da sfiorare l’ossessione. Il famoso spartito che si occupava lui stesso di far rispettare, dirigendo da bordo campo l’orchestra allestita con maniacale attenzione, prova dopo prova, allenamento dopo allenamento. Rispetto a quella degli ultimi tre anni, la Juventus di oggi ha perso troppi fogli di quello spartito e sembra una lunga jam session di jazzisti scordati e, in alcuni casi, pure un po’ spompati.

I SINGOLI – Andrea Pirlo pare essere stato morsicato dallo zombie di Poulsen. Ma pure Tevez è appannato come un vetro d’inverno e impreciso come non lo si è mai visto. E il resto della squadra lascia che passi un’ora prima di svegliarsi da un inspiegabile torpore confuso e confusionario e lanciarsi nell’incredibile assedio finale.

PRONTI VIA – Parte aggressivo l’Olympiacos e sfiora il gol su punizione, quando al 7’ Dominguez obbliga Buffon a un volo meraviglioso che toglie la palla dall’incrocio del pali. La Juventus reagisce, avanza l baricentro, pressa un po’ più alta e sembra impossessarsi della partita al 12’ è quasi gol (Morata svetta di testa, il pallone arriva a Tevez il cui tocco da dentro l’area piccola supera Roberto, ma non Elabdellaoui che salva sulla linea) al 19’ è proprio gol, ma la rete di Tevez viene giustamente annullata per fuorigioco.

L’UOMO DI MINO – Dura tutto troppo poco, però. Nonostante un Morata frizzante e determinato a lasciare un segno nella partita, la Juventus riabbassa il baricentro e subisce l’Olympiacos, soprattutto perché i centrocampisti, e segnatamente Pirlo, perdono troppi palloni, esponendo la difesa ai contropiede dei greci. E’ proprio uno di questi che porta in vantaggio l’Olympiacos: il gol, al termine di una ripartenza innescata da un errore di Pirlo, lo segna Kasami, lo svizzero che Mino Raiola coccola come un altro Pogba.

OCCASIONISSIMA – Pirlo viene sostituito all’inizio della ripresa, chiudendo la sua peggiore partita da tre anni a questa parte. Entra Marchisio e la Juventus guadagna, se non altro, un po’ di verve. La manovra continua a essere pasticciata, un labirinto tattico nel quale prevalgono la frenesia e i tentativi personali. L’occasione migliore la scaraventa Morata sul portiere, tirando a botta sicura da cinque metri dopo venti minuti del secondo tempo. Ne fioccano altre, abbastanza da garantire una statua a Roberto nell’antistadio e da far impazzire qualsiasi tifoso juventino. Ma non può essere una giustificazione.

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