Censis, senza stranieri l’Italia invecchia e perde imprese

italia-bandiera

Senza stranieri l’Italia sarebbe un Paese vecchio, due bambini su dieci non nascerebbero e perderemmo più di 400 mila imprese. A dirlo è il Censis, Centro studi investimenti sociali, che in un report prova a immaginare la realtà italiana al netto del fattore immigrazione.

Se nel quotidiano significa dire addio al ristorante etnico dietro l’angolo, al multilinguismo sull’autobus il lunedì mattina o al panettiere egiziano sotto casa, a livello nazionale si parla della scomparsa di 5 milioni di persone, di 2,6 milioni di giovani e di un calo della natalità senza precedenti.

Il perché lo raccontano i numeri: in Italia le nascite da almeno un genitore straniero segnano +4%, dal 2008 al 2015, mentre quelle da genitori italiani diminuiscono del 15,4%. In pratica, senza immigrati, il 20% delle nostre culle sarebbe vuoto. Di conseguenza anche migliaia di banchi di scuola andrebbero deserti. Sparirebbero circa 35 mila classi negli istituti pubblici e saremmo costretti a rinunciare a 68 mila insegnanti.

Anche il mondo della piccola impresa soffrirebbe la scomparsa di cinesi, egiziani o indiani, gli unici titolari a crescere in numero in questi anni. Nel primo trimestre del 2016 sono arrivati a quota 449 mila, rappresentando il 14% del totale con un aumento del 49% dal 2008. Un trend ben diverso rispetto alle aziende a guida italiana che diminuiscono dell’11,2%. Per il Censis, in breve, gli stranieri sono una risorsa.

Lavorano, pagano le tasse e solo l’1% di loro percepisce una pensione. Stiamo parlando di 141 mila pensionati stranieri contro 16 milioni di italiani. La ricerca vuole così dimostrare che, nonostante il numero complessivo di ospiti nelle strutture di prima e seconda accoglienza sia arrivato a 123 mila negli ultimi giorni, chi sceglie di rimanere sul territorio nazionale riesce ad integrarsi.

L’Italia con le sue 197 comunità straniere ha sviluppato quello che il Censis definisce un ‘modello di integrazione molecolare’ dove non esistono concentrazioni della popolazione straniera tali da creare “etnodisagio”. Nel nostro Paese non si registrano così quei fenomeni di ghettizzazione che hanno interessato le banlieu parigine o le periferie del nord Europa.

Corriere della Sera