C’è il sorpasso o no? Mazzarri e Seedorf si giocano il futuro

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Un tempo toccava ad altre piazze aggrapparsi a un derby per salvare la stagione. La Milano da bere aveva priorità superiori: coppe o scudetti, al limite blindare una poltrona da Champions. Il fatto che Milan e Inter abbiano ridotto la stagione a un derby lungo 6 giornate per uno sgabello d’Europa League spiega bene come siano cadute in basso in un’annata nera.

Galliani pasquale Però, se non altro, il testa a testa cittadino, con lo scontro diretto alla terzultima, mette pepe a un finale che rischiava di avvilirsi nella noia e nei rimpianti. Riuscirà la remuntada di Seedorf? Resisterà Mazzarri? Di questo si chiacchiera ora sotto la Madonnina. Che ne pensa Galliani? Intervenuto alla presentazione dell’ultima tappa della Tim Junior Cup presso l’Oratorio Kolbe di Milano, ha teorizzato: «Cerchiamo di vincere le prossime due partite in casa e poi ne parleremo. Sabato Santo decideremo quali saranno gli obiettivi del Milan. Un derby per l’Europa? Abbiamo ancora 5 punti di ritardo. Dobbiamo essere bravi noi a farlo diventare un derby. Gli acquisti di gennaio stanno convincendo: Honda e Taarabt stanno dando grande equilibrio al centrocampo, bene Rami».
Passiamo in rassegna i fattori in campo.

Forza 34 Calendario. Le avversarie dell’Inter nelle ultime 6 giornate sommano al momento 275 punti, quelle del Milan solo 241. Quindi Mazzarri dovrà lottare contro un avversario 34 punti più forte, oltre a dover affrontare una trasferta in più. Ma non significa che dovrà scalare una salita, mentre Seedorf pedalerà in pianura. L’Inter è andata a vincere a Firenze e ha fatto punti in casa della super-Roma, lontano da San Siro ha segnato 5 gol più che a San Siro che di recente rappresenta un trauma più che un aiuto. Mazzarri, educato dalla lunga gavetta in provincia, continua a proporre un calcio di attesa e ripartenze che ha bisogno di spazio e fatica regolarmente contro difese chiuse che, per una grande, dovrebbe essere pane quotidiano. I tanti cross di Jonathan per Nagatomo, o viceversa, da una fascia all’altra, senza le strategie di attacco centrale, che hanno per esempio Roma o Juve, rendono bene l’idea. Quindi il calendario nerazzurro è meno brutto di quel che sembri.

Crescita Milan Il gioco. Anche qui la realtà va oltre l’apparenza. Il Milan arriva da un pareggio e tre vittorie consecutive, l’Inter da una sconfitta e da tre pareggi avvilenti. Ma la forbice del gioco non è così ampia come suggeriscono i risultati. La resistenza del Chievo a San Siro, due turni fa, fu impercettibile; a Marassi, il Milan è stato a lungo preso a pallate dal Genoa e ha vinto con due contropiedi. L’Inter, al contrario, pur con le sue profonde lacune, ha costruito molto, forte di tante individualità importanti ed è stata frenata anche dalla sorte. Precisiamo: «anche». Se su 32 partite non ne vinci 20, non puoi scaricare tutto sul destino cinico e baro.

Mazzarri involuto Qui invece, le apparenze sono più indicative: da una parte Seedorf che sorride come nel giorno dell’arrivo, quando annunciava di essere l’anti-virus, dall’altra Mazzarri che sbrana le bottigliette di plastica. Seedorf, ammaestrato dalle sconfitte e da buoni consigli, ha ammainato la presunzione e virato verso il buon senso. Ha fatto fruttare la saggia tutela di Galliani, ha trovato un assetto più equilibrato e ha cominciato a rimontare le simpatie del gruppo che aveva snobbato dall’alto del suo nuovo magistero. A Marassi, al culmine della sofferenza, il Milan ho mostrato, forse per la prima volta, una disponibilità alla sofferenza e all’aiuto reciproco. Honda ha abbracciato Seedorf dopo il gol. Il Milan sta diventando una squadra. L’Inter al contrario sta tornando indietro. Era più squadra a inizio stagione, quando sembrava aver trovato una nuova solidità. I mesi senza coppe e senza troppi infortuni hanno fruttato meno del previsto. La denuncia ripetuta di errori individuali non ha aiutato l’empatia con il gruppo. Quando l’Inter vince, è merito del gioco; quando perde, è colpa dei singoli. Comunque, al di là delle conferme ufficiali e scontate, Seedorf e Mazzarri restano due allenatori sotto esame che si giocheranno il futuro in sei partite.

Mauro vs Mario Uomini chiave. Il derby nel derby dei giovani bomber (Balotelli-Icardi) sarà determinante. L’argentino innamorato vola, Mario cercherà un gran finale per scaldare il Mondiale. Ma non meno determinante è la ricca batteria di qualità a disposizione dei due. Seedorf, per costituzione, è più portato a valorizzare i piedi dolci, come dimostrano i gol recenti di Kakà, Taarabt e Honda. Ma se Mazzarri, finalmente, riuscirà a maneggiare il talento di Kovacic, l’Inter potrebbe trovare il ragazzo dell’ultima pedalata vincente.

Gastone e Paperino Morale. Qui non c’è partita. La contestazione al Milan, con tanto di ultrà in zona spogliatoi, ha lasciato spazio a un’insperata allegria da rimonta. L’Inter, uscita tre volte di fila sotto i fischi di San Siro, si specchia nel complesso di Paperino che tortura Mazzarri: non ne va dritta una. Seedorf a Genova aveva la buona sorte e il sorriso di Gastone.

Concludendo.. . Tiriamo le somme? Serviti: l’inerzia sta dalla parte del Milan, come hanno suggerito i fattori considerati, ma il vantaggio di 5 punti in classifica (con un derby già vinto) pare al momento il fattore più determinante. Quindi Milan che avvicina la ruota dei rivali, Inter ancora favorita nello sprint. Ma se è impronosticabile un derby, figuriamoci uno che dura 6 partite… Godiamocelo e basta.

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