Castro e il Papa un’ora di dialogo «Se continua così torno cattolico»

CSI DA PAPA FRANCESCO

Un viaggio breve. Brevissimo. Raul Castro, il presidente di Cuba, il fratello di Fidel che sta traghettando il Paese tra due epoche che diventeranno improvvisamente lontane, è stato a Roma una mattina ed è ripartito da Fiumicino quando in Italia erano appena le due del pomeriggio. Due incontri, con Papa Bergoglio a Città del Vaticano, e con il premier Matteo Renzi a Palazzo Chigi, che fanno parte del complesso passaggio da un Stato comunista da decenni a una società democratica a tutti gli effetti.
E anche le elezioni, che a Cuba già ci sono e con una partecipazione elevata (oltre il 90% degli aventi diritto) e che ora sono municipali, senza partiti, diventeranno elezioni con partiti contrapposti. E a fare la prima vera opposizione al partito comunista, anche se magari si chiamerà con un altro nome, con molta probabilità sarà un partito di ispirazione democristiana. Sono i fermenti che si muovono all’Avana, ma Raul non sembra temere la capacità della Chiesa di aggregare consensi a Cuba.
La battuta è stata riferita nella conferenza stampa che ha seguito l’incontro a Palazzo Chigi. Inevitabile, anche in quel contesto, chiedere qualcosa sull’incontro con Bergoglio. «Sono rimasto molto colpito dalla saggezza e modestia del Papa – ha detto Raul – . Leggo tutti i suoi discorsi e a Renzi ho detto: “Se il Papa continua così tornerò alla Chiesa cattolica”». E lo ripete non dimenticando di ricordare di far parte «del partito comunista che non ha mai ammesso i credenti» anche se sono stati fatti «passi avanti».
Castro, in tutti i modi, ha fatto capire di essere contento dell’incontro con il Papa. «Un colloquio molto gradevole» lo ha definito. Ma i media cubani raccontano una frase in più, che il loro presidente avrebbe sussurrato all’orecchio del Pontefice: «Questa è la visita davvero più importante della mia vita».
FACCIA A FACCIACinquantacinque minuti, faccia a faccia, parlando in spagnolo. Un incontro voluto con determinazione dal presidente cubano «per ringraziare – come ha spiegato lui stesso – il Santo Padre per il suo contributo in favore del miglioramento delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti». Un contributo che è stato una lunga e accurata operazione diplomatica, con tanti analisti che gli attribuiscono un ruolo fondamentale nel riavvicinamento dei due Paesi. Un contributo che non è finito (l’Avana aspetta trepidante la fine dell’embargo) e che vedrà un nuovo incontro tra i due, già programmato a settembre. Stavolta a Cuba.
E a Cuba Raul ha invitato anche Renzi. Anche per il premier italiano ci sono state parole calorose (Castro ha definito i rapporti con l’Italia «perfetti») e c’è stato e un riconoscimento del ruolo di Roma nella stagione politica che Cuba, con lentezza ma con determinazione, sta preparando. Con un’ammissione sugli «errori» commessi dal regime. «Ma Cuba non avrebbe mai dovuta essere inclusa nella lista dei Paesi terroristi» ha rimarcato Raul, come peraltro aveva già fatto dalla storica stretta di mano con Barack Obama a Panama. E aggiunge: «I diritti umani non devono essere strumentalizzati per mala politica». Renzi nel suo commento all’incontro ha parlato di «progetti specifici» tra i due Paesi, e che «oggi possiamo scrivere una pagina nuova».
LA PROMESSARenzi non ha risposto all’invito di Raul, ma ha rimarcato che il governo italiano sarà presto in missione a Cuba con Carlo Calenda, viceministro dello Sviluppo economico, e Mario Giro, sottosegretario agli Esteri. Castro ha detto che vorrebbe tornare presto, ma da turista «per visitare questo bellissimo Paese». Aggiungendo: «Sono certo che con l’Italia, e soprattutto con l’attuale governo, riusciremo ad andare avanti a risolvere le nostre differenze che mai avrebbero dovuto esistere. Problemi importati da scenari lontani». Prende le distanze, Raul, dagli anni più bui.
E il Papa sa scherzarci, regalandogli il testo della sua esortazione “Evangelii gaudium”. «Questo è il testo dove sono alcune di quelle dichiarazioni che a lei piacciono» dice Francesco, e il riferimento è certo ai mali dell’economia capitalista. «Quando verrà a Cuba andrò a tutte le sue messe» è la promessa di Castro. Qualcosa è cambiato.

Il Messaggero