Cassano: “Mi hanno preso in giro per sette mesi”

Antonio Cassano

Rescissione libera tutti. Meglio ritornare libero calciatore in un libero mercato e divorziare piuttosto che continuare a essere una delle tante vittime di uno stucchevole giochino che non piace più a nessuno. Antonio Cassano, da sempre riluttante alle vie di mezzo, è fatto così: bianco o nero, prendere o lasciare, sì o no. E anche stavolta ha deciso di tagliare la testa al toro e non restare a metà del guado: rescissione consensuale del contratto con il Parma, arrivederci ai tifosi e ai compagni di squadra ma niente grazie alla vecchia e alla nebulosa nuova società.

«Ce l’ho con tutti, vecchia e nuova proprietà»

«Ci ho pensato tutta la notte, ho rescisso e mi sento meglio», le prime parole, rilasciate in esclusiva alla trasmissione di Italia 1 “Tiki Taka”, da momentaneo disoccupato di Cassano. Il perché della scelta di tagliare la tela è subito spiegato: «Ho deciso di lasciare tutto dopo una presa per il culo durata sette mesi. Non ce l’ho con i tifosi e con i miei compagni, ma con chi ha fatto un disastro dopo che avevamo fatto del Parma un giochino perfetto. Per me i soldi, anche se ci sto rimettendo quattro milioni di stipendi, non sono il problema, ma la cosa brutta è che ci sono persone che prendono molto meno del sottoscritto che non vedono un euro da sette mesi. Ce l’ho con tutti, vecchia e nuova proprietà. I nuovi proprietari neanche li conosco, in venti giorni sono passati quattro presidenti ma non è cambiato nulla. La dignità viene prima del denaro».

Fantantonio torna sul mercato

Ora Antonio Cassano torna al centro del mercato. Con il vantaggio, per chi fosse interessato (il Bari?), di essere acquistabile a costo zero. «Non ci sono altre squadre sotto – giura Fantantonio – il mio procuratore mi aveva proposto l’America, ma lì o a Dubai ci andrò a quaranta anni, quando non riuscirò più a correre. Ora vediamo che succede, altrimenti aspetterò giugno o addirittura potrei lasciare. Un giorno vorrei tornare alla Samp, ma ora sarebbe ridicolo. Per adesso mi prenderò qualche giorno di vacanza, poi valuterò. Non avrei comunque problemi a lasciare un mondo che negli ultimi tempi mi ha un po’ deluso».

Parma verso il crac

Cosa succederà, invece, al Parma e ai suoi giocatori, impiegati e fornitori creditori? Per ora niente, ma la scadenza cruciale del 16 febbraio, data ultima per il pagamento di cinque mensilità in arretrato, è dietro l’angolo. L’attendismo, apparentemente stabilito nell’incontro di ieri la tra la squadra e una delegazione sindacale dell’Associazione Italiana Calciatori, dovrebbe durare fino alla dead line in questione. Se la pazienza non dovesse pagare, la messa in mora collettiva diventerà inevitabile.

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