Caso Marò, Pinotti: «Sono molto preoccupata, si punta all’Onu»

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«Sono molto preoccupata e agisco con tutta l’attenzione necessaria. Se la situazione fosse stata facile, l’avremmo già risolta». Lo ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, parlando della vicenda dei marò detenuti in India durante l’incontro pubblico nell’ambito della Festa dell’unità. «Mi auguro si possa aprire un dialogo col nuovo governo indiano, altrimenti c’è la strada dell’internazionalizzazione con il coinvolgimento dell’Onu». «Sono due militari italiani in missione all’estero – ha aggiunto Pinotti – non possono essere giudicati in India sulla base dell’immunità funzionale». L’incontro con Pinotti è stato spostato dalla piazza delle Feste ad una sala interna di palazzo San Giorgio per paura di contestazioni. «È doloroso non poter parlare tra la gente della mia città, non mi era mai capitato, c’è da interrogarsi», ha commentato Pinotti. Gli organizzatori temevano proteste sull’acquisto degli F35 e hanno spostato la sede dell’intervista per ragioni di sicurezza.

Iraq: «Aerei pronti, se necessario»

Il ministro della Difesa è anche intervenuta sull’eventuale coinvolgimento dell’Italia in una guerra in Iraq, esprimendo la disponibilità a offrire gli aerei italiani per i bombardamenti in Iraq contro gli jihadisti dello Stato islamiico, ma precisando che per il momento il contributo italiano si limita all’invio di armi leggere. «Se un intervento dei nostri aerei in Iraq dovesse servire per impedire che qualcuno spari su qualcun altro», ha spiegato, «non ho paura di dire che sarebbe un’azione militare e bisognerebbe avere il coraggio di assumere questa decisione. Ma non è questo lo scenario attuale». «Non siamo in questa situazione», ha aggiunto, perché «abbiamo deciso di dare le nostre armi a chi si deve difendere» e «non ci è stata una richiesta di un nostro intervento militare». «In questo momento – ha concluso Pinotti – l’Italia non ha scelto di bombardare in Iraq. Se mi troverò ad assumere una decisione di questo tipo lo farò perché sono il ministro della Difesa».

Ucraina: «A Kiev non forniremo armi»

A proposito dell’altra situazione conflittuale, quella in Ucraina, Pinotti ha precisato: «Non abbiamo deciso di dare armi all’Ucraina ma di dare altro materiale che ci è stato richiesto». «I cento militari di cui si è parlato in questi giorni sono in realtà 90 militari della Folgore che partecipano a un’esercitazione militare della Nato nei Paesi baltici che è stata decisa due anni fa».Fa discutere però, secondo Pinotti, «che questa esercitazione si svolga nei Paesi baltici e quindi vicino allo scenario ucraino. Si è aperta una discussione sulla presenza di basi fisse della Nato in quell’area, come richiesto da Polonia e Ucraina, ma una base Nato vorrebbe dire un ritorno di Guerra fredda. Per noi è inaccettabile che la Russia abbia invaso un territorio sovrano ma vogliamo sperare che la Russia non sia la nemica di domani. Adesso c’è una tensione forte ma non vogliamo costruire nulla da cui non si possa tornare indietro sulla via del dialogo». «Pensate», ha concluso, «come sarebbe difficile affrontare la questione in Siria senza la Russia».

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