Caso intercettazioni, il Garante al premier «Intervenire subito»

INTERCETTAZIONI TELEFONICHE

«Non tutto ciò che è di interesse del pubblico è, necessariamente, anche di pubblico interesse». E’ un crinale sottile quello su cui si muove il garante della Privacy Antonello Soro. Perché la lettera di due pagine inviata al premier Matteo Renzi per sollecitare una nuova legge sulle intercettazioni che garantisca una maggiore tutela della riservatezza è articolata e circostanziata: «emerge con forza l’esigenza di un’adeguata selezione delle notizie da diffondere», scrive.
I GIORNALISTILa frase non piace all’Ordine nazionale dei giornalisti: «Esistono già norme che consentono e perfino impongono ai magistrati di selezionare quanto delle intercettazioni, ad esempio, è utile e quanto, invece, riguarda estranei alle inchieste. Ma non è possibile nascondere – ribatte il presidente dell’Odg Enzo Iacopino – che ci sono episodi che pur non costituendo reato sono di indiscutibile interesse pubblico». Bisogna scorrerla tutta la lettera del Garante della Privacy. Perché Soro, dopo aver dato conto della «scelta» dell’Ordine dei giornalisti di non aver concluso un percorso di autoregolamentazione aggiornando il codice deontologico, sembra tracciare una strada che riguarda più che altro la trascrizione integrale degli ascolti nelle ordinanze: «va garantita, eventualmente anche rimodulando le scansioni temporali, una più puntuale selezione del materiale investigativo, assicurando, nel doveroso rispetto dei diritto della difesa, che negli atti processuali non siano riportati interi spaccati di vita privata (delle parti ma soprattutto dei terzi), del tutto estranei al tema di prova». Le scansioni temporali sono in sintonia con l’udienza filtro allo studio di governo e maggioranza per stralciare, alla presenza di avvocati e pm, le conversazioni irrilevanti e custodirle in un archivio segreto.
IL PERCORSOPiù o meno quanto indicato anche dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, che nelle proposte inviate a Renzi esclude la trascrizione delle intercettazioni nelle ordinanze a meno che la riproduzione integrale non sia rilevante ai fini della prova. Formulazione che piace al Pd, mentre il Ncd la ritiene interessante assieme a un altro magistrato, Carlo Nordio, che chiede di vietare le intercettazioni eccezion fatta di quelle preventive (che però non sono utilizzabili in dibattimento). Non convince i democratici, invece, la mano pesante di Gratteri sui giornalisti (da 2 a 6 anni di carcere) che pubblicano arbitrariamente gli ascolti. All’interno della maggioranza, intanto, il viceministro alla Giustizia Enrico Costa (Ncd) chiede una strada più veloce per le norme sulle intercettazioni che non sia la riforma del processo penale. «Nulla vieta che la delega al governo sia subito trasformata in un articolato», risponde il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (Pd).

Il Messaggero