Caso dirigenti, no al decreto Il Fisco ora rischia 5 miliardi

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Nessuna sanatoria per gli 800 dirigenti del Fisco dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale. Matteo Renzi, dopo un incontro con il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, che ha chiesto un decreto per evitare il blocco della macchina fiscale, avrebbe frenato sull’ipotesi di provvedimento d’urgenza per ripristinare le cariche dei dirigenti assunti senza concorso e retrocessi a funzionari dalla sentenza della Consulta. A convincere il premier non sono bastati gli allarmi provenienti dall’Agenzia delle Entrate sul blocco dell’operatività. Blocco che, secondo alcune stime, potrebbe comportare un mancato gettito quest’anno per le casse dello Stato tra i 5 e gli 8 miliardi di euro. Settecento milioni dal ravvedimento operoso lungo, 4-5 miliardi dal blocco del contenzioso con i gradi contribuenti, tre miliardi dalla voluntary disclosure. Renzi sarebbe convinto che la soluzione vada trovata a legislazione vigente, senza rischiare decreti urgenti che potrebbero infrangersi contro lo scoglio del Quirinale che potrebbe leggere qualsiasi norma in favore degli ex dirigenti come un modo per bypassare la sentenza della Corte Costituzionale. Come se ne uscirà dunque? Sulla soluzione «strutturale» del problema, la quadra del cerchio è già stata trovata. L’Agenzia delle entrate dovrà far ripartire il concorso per quattrocento dirigenti bloccato dal Consiglio di Stato proprio per i punteggi maggiorati per i funzionari che già occupavano le caselle. Il concorso dovrà essere solo per esami e dovrà essere concluso in tempi brevi. Rispondendo ad un’interrogazione di Marco Causi alla Camera, il vice ministro all’Economia, Enrico Morando, ha indicato giugno del prossimo anno come data ultima per assegnare gli incarichi.
IL PROVVEDIMENTOIl problema è che cosa accade nell’attesa del concorso. Il decreto chiesto da Padoan su pressione dell’Agenzia delle Entrate, avrebbe al suo interno la possibilità di incentivare con remunerazioni più elevate, i funzionari ai quali i dirigenti delegano alcune attività. Questo permetterebbe di riassegnare ai funzionari i vecchi incarichi, mantenendo anche lo stipendio che dopo la sentenza in molti casi risulta essere decurtato più della metà. Ma proprio questa strada, a Palazzo Chigi, sembra un aggiramento della sentenza della Corte Costituzionale. La possibilità di conferire deleghe di firma, inoltre, come ha ricordato la stessa Consulta, è già possibile. Anche eventuali incentivi, vanno trovati all’interno delle attuali norme. Secondo le prime stime si potrebbe arrivare anche a riconoscere 10-15 mila euro in più ai funzionari delegati, ma comunque non si arriverebbe a quei circa 40 mila euro di maggiore stipendio calcolati dalla Ragioneria generale.
Anche su un altro punto il governo è titubante. Il capogruppo Pd in commissione bilancio della Camera, Causi, ha auspicato che venga introdotta una norma che stabilisca la validità degli atti di accertamento firmati dai dirigenti illegittimi. Questo per evitare i ricorsi che stanno arrivando in grande numero. Ma il vice ministro Morando ha risposto che non ce n’è bisogno. Quegli atti sono validi, ha spiegato, perché la stessa sentenza della Corte giudica «sufficiente, ai fini del riconoscimento della validità dell’atto tributario, la provenienza dell’atto dall’ufficio in quanto idoneo ad esprimerne all’esterno la volontà».

Il Messaggero